Il Covid e l’ anziano morto nella Rsa «Evento eccezionale, quadro incerto»
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fonte:
- Corriere di Bologna
chiesta l’ archiviazione: «pandemia massiva e imprevedibile». i familiari: «ci opponiamo»
Il Covid è entrato nelle residenze per anziani in modo massivo e in un lasso temporale segnato «dall’ assoluta carenza di dispositivi di protezione individuali» e «da un quadro normativo e scientifico incerto» in via di costante evoluzione. Un’«emergenza epidemiologica eccezionale», per dirla con il procuratore Giuseppe Amato chiamato a valutare eventuali responsabilità della struttura Villa dei Ciliegi di Monteveglio per il decesso, avvenuto nel maggio scorso, di un ospite 96enne. Nella richiesta di archiviazione dell’ inchiesta innescata da un esposto dei familiari assistiti dall’ avvocato Bruno Barbieri del Codacons, il primo fascicolo arrivato a definizione dei circa 40 ancora in fase istruttoria che dunque potrebbe tracciare una rotta, si ripercorrono i giorni bui della pandemia, quelli della strage degli anziani ospitati nelle strutture pubbliche o private. Giorni di oggettiva confusione e scarsa conoscenza del fenomeno pandemico. Le indagini del Nas hanno scandagliato provvedimenti e comunicazioni intercorse tra Ausl e direzione di villa dei Ciliegi, una struttura dove peraltro il Covid è arrivato tardi rispetto ad altre e ha comunque mietuto 12 vittime su 60 ospiti. Ebbene secondo la Procura non è ravvisabile una colpa di organizzazione in capo alla struttura. Scrive il procuratore Amato: «Non può trascurarsi di considerare l’ eccezionalità dell’ emergenza epidemiologica da Covid 19, attestata dalla novità e imponenza dell’ evento e delle stesse incertezze che da subito hanno caratterizzato l’ approcccio della stessa autorità sanitaria, nazionale e regionale, nel momento della dazione di regole e prescrizioni, nel tempo mutate ed affinate». I provvedimenti adottati tra marzo e aprile dall’ Istituto superiore della Sanità e dal ministero della Salute contenevano indicazioni cautelari da adottare in un contesto a rischio come quello delle strutture sociosanitarie ma, a giudizio della Procura, attestano «in ragione del contesto temporale di adozione e della rapidità di integrazione e modifica, di una materia assolutamente incerta e di un contesto valutativo improntato ad ampi spazi di discrezionalità tecnica e, quindi, non facilmente utilizzabile per fondare regole cautelari affidabili e soprattutto immediatamente seguibili a fronte di una situazione notoria di carenza, almeno nel primo periodo, di un numero sufficiente di dispositivi di protezione». Basti pensare che al 26 marzo, come da comunicazione dell’ assessorato alla Salute alle Ausl, le mascherine distribuite alle aziende sanitarie in regione per il fabbisogno delle Rsa furono 65.800 (12.000 a Bologna) al giorno, «pur nella consapevolezza – scriveva all’ epoca l’ assessore Raffaele Donini – che le forniture quotidiane non corrispondono quasi mai al fabbisogno di sistema, stimabile in 350mila mascherine al giorno». Erano settimane complicate con le mascherine introvabili e gli ospedali in sofferenza. A Villa dei Ciliegi non si usavano granché, come testimoniato dalle foto allegate all’ esposto e rilevato dai Nas: «Gli operatori non la portavano e non tenevano alcuna distanza tra loro e dagli ospiti, addirittura li abbracciavano». Ciononostante il virus entrò nella struttura solo il 23 aprile con i primi ospiti colpiti da sintomi. Nei successivi quattro giorni, come documentato dal direttore di Villa dei Ciliegi, gli ospiti furono sottoposti a tampone e fu creata un’ ala Covid. Secondo la Procura «è un fatto incontroverso quello della imprevedibilità e massività dell’ infezione, che è stata affrontata in un contesto di sostanziale incertezza scientifica». Dunque «la struttura si è mossa seguendo le indicazioni impartite nel tempo dall’ autorità competente». Conclusioni rifiutate dai familiari che faranno opposizione: «A nostro avviso non si tratta di individuare responsabilità del personale medico e sanitario, ma di individuare omissioni sia interne che in capo ad Ausl e Regione senza le quali i decessi non si sarebbero verificati. Accertamenti non effettuati e che chiederemo al gip di disporre». In vista anche una causa civile.
gianluca rotondi
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