28 Febbraio 2008

Il costo delle materie prime fa “lievitare“ pane e pasta

Il costo delle materie prime fa “lievitare“ pane e pasta
Accordo per contenere i prezzi del latte Il grano vola sui mercati Usa

Il prezzo del grano vola e sfiora i 30 centesimi di euro al chilogrammo alla chiusura del mercato al Chicago Board of Trade, punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Coldiretti parla di “record storico“ e lancia l`allarme “speculazioni“. Confesercenti chiede che l`Italia riduca la propria dipendenza dai produttori di frumento. Il Copragri sostiene che l`aumento del pane non abbia “giustificazioni“ e chiede al garante di “intervenire. I consumatori, inevitabilmente, si preparano a un`ulteriore stangata sulla borsa della spesa. Giornata di fuoco, ieri, per i valori delle materie prime. Unica buona notizia, l`accordo sul contenimento dei prezzi del latte fresco annunciato da Mister Prezzi, Antonio Lirosi, con l`industria del settore. Coldiretti sostiene che “l`andamento record del prezzo del grano alla borsa di Chicago“ sia “anche il frutto di speculazioni internazionali che si spostano dai mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime agricole di cui non beneficiano certamente gli agricoltori italiani che hanno già raccolto e venduto da tempo le produzioni“. Il prezzo fissato per bushel (pari a 27,2 chili) ieri ha fatto un balzo del 7,4%, per un valore di 12,145 dollari a bushel per i future con consegna a maggio (il 34% in più rispetto alle quotazione di inizio anno). Pericolosa tendenza, che Coldiretti sostiene vada combattuta con la programmazione di filiera. Coldiretti spiega anche che il prezzo di pane e pasta al consumo dipende “solo in minima parte dal prezzo del grano, che incide appena per il 10% sul valore finale di vendita“. I rialzi, insomma, non dovrebbero influenzare il mercato al consumo poiché le grandi multinazionali si sono garantite con contratti di fornitura di lungo periodo, mentre per l`Unione europea l`effetto risulta contenuto dall`euro forte sul dollaro, anche se l`aumento del petrolio influenza il costo dei trasporti. E tuttavia l`andamento dei prezzi delle materie prime agricole è“motivo di grossa preoccupazione perché riflette la scarsità di risorse con cui ci dobbiamo confrontare“, osserva Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca centrale europea. “Bisogna evitare che gli aumenti inneschino una ripresa dell`inflazione“, aggiunge Smaghi. Tensioni internazionali che, in un`economia globalizzata, si ripercuotono inevitabilmente anche nelle tasche degli italiani. Secondo i dati Ismea, da giugno scorso a febbraio 2008 il prezzo all`origine del grano duro è cresciuto del 140%, del grano tenero del 50%. Il prezzo al consumo del pane, nel 2007, secondo l`Istat è salito del 5,7%, quello della pasta il 3,7%. A fronte di questi dati, Confesercenti rimanda al mittente le “polemiche fuorvianti“. “Le tensioni sui prezzi derivano dai profondi mutamenti dei mercati delle materie prime, oltre a fenomeni contingenti, anche se non irrilevanti, come quelli climatici – afferma l`associazione – La prima cosa da fare in Europa e in Italia è reagire crescendo come produttori di frumento“. Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, chiede una politica per le commodities “che riporti l`agricoltura al centro delle politiche economiche del nostro Paese e restituisca agli imprenditori agricoli fiducia e convenienza a produrre materie prime alimentari. Se vogliamo essere coerenti – aggiunge – dobbiamo invitare Bruxelles a varare misure per favorire l`autoapprovvigionamento, la garanzia del reddito dei produttori e contenere i prezzi per i consumatori“. Buone notizie per mettere un freno al prezzo del latte, che a gennaio, secondo l`Istat, è salito dell`8,7% e che il Codacons denuncia essere aumentato del 43% dal 2001 a oggi: “Ai tempi delle lire un litro di latte fresco costava mediamente 1,08 euro. Oggi si arriva a costare 1,55 euro“, dice Carlo Rienzi. Davanti agli aumenti record di Milano (+16%), Torino (+15%) e di altre città, anche il ministro dell`Agricoltura, Paolo Di Castro, ammette che il latte sia “tra le emergenze“ nazionali, auspicando “interventi strutturali nella filiera, con un aumento di quota“ a livello europeo, “anche se questo preoccupa i produttori“. De Castro e Lirosi hanno trovato un accordo con i produttori. “C`è stata disponibilità di tutte le associazioni a sensibilizzare gli associati a compiere ogni sforzo per contenere i prezzi, ridurre l`impatto dei rincari delle materie prime e utilizzare la leva delle promozioni in misura maggiore“, spiega Lirosi. Secondo il garante la variabilità del prezzo al consumo compresa in una forbice che va da 1-1,10 euro a 1,60-1,70 euro è positiva “è bene che ci sia, vuol dire che il mercato funziona“. A metà aprile si verificherà nuovamente il livello degli aumenti. Fedagri, intanto, spiega che le cooperative di produttori sono già“impegnate a contenere al massimo i rincari“, mentre Assolatte sostiene che ad oggi “l`incremento medio dei listini è stato solo del 10%“.

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