1 Luglio 2003

Il costo della vita a giugno è sceso al 2,6\%

Il costo della vita a giugno è sceso al 2,6\% (2\% in Eurolandia) e s`accende la polemica mentre la Cgil avverte: in 20 anni le retribuzioni sono scese dal 36 al 30\% del Pil nazionale. Si spiega così perché i consumi in Italia non decollino.

L`Istat dunque ha smentito le città campione che indicavano per giugno un`inflazione invariata al 2,7\%. Secondo l`Istituto Nazionale di statistica nel mese il costo della vita è sceso dello 0,1\% su base mensile. Si tratta però di stime provvisorie: i dati definitivi saranno diffusi il 15 luglio prossimo.

Il capitolo di spesa che su base tendenziale ha registrato l`aumento più consistente è stato quello di bevande alcoliche e tabacchi (+8,1\%). Aumenti superiori alla media si registrano anche nel capitolo alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+4,1\%) e nel settore abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+3,7\%). Aumento del 3,6\% sempre su base annuale anche per il capitolo altri beni servizi e del 2,9\% per prodotti alimentari e bevande analcoliche.

«Alla favola dell`inflazione in discesa non crede più nessuno». Così commenta l`Intesa dei consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori ed Adoc) la prima stima dell`Istat. In una nota l`Intesa infatti si chiede come possa conciliarsi questa discesa con l`incremento della tariffa della rc auto e dei prezzi del comparto ittico (dal 4\% al 55\%) e ortofrutticolo (fino al 30\%), «dovuti – in questo caso – a speculazioni nascoste dietro l`alibi delle condizioni climatiche proibitive». «La situazione economica è molto difficile, il calo dell`inflazione non è virtuoso ma è legato all`andamento economico. La gente ha timore per il futuro e spende e investe meno», il commento del segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, afferma: «L`euro forte fa ridurre il prezzo delle materie prime e del petrolio c`è un rallentamento dell`economia. Colpisce quindi che l`inflazione sia comunque superiore a quella della media dell`Unione europea. Siamo ancora dello 0,7\% al di sopra di quel livello». Nel frattempo scende il peso delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti sul valore dell`intera economia. L`allarme è stato lanciato oggi dalla Cgil in un convegno sulla politica dei redditi negli anni Novanta nel quale è stata presentata una ricerca secondo cui il peso relativo del monte retribuzioni del Pil è sceso dal 36,1\% del periodo 1980-`82 al 30\% del 2002. Nello stesso periodo sono rimasti sostanzialmente allo stesso livello i redditi da lavoro autonomo e la quota dei profitti – dal 31\% al 31,9\%, mentre sono cresciute molto le imposte indirette nette e i contributi sociali (dal 19,4\% al 24,8\%). Nel periodo è rimasta stabile la quota dei dipendenti sul totale degli occupati (da 69,4\% al 70,7\%).

Secondo la ricerca la tenuta delle retribuzioni rispetto all`inflazione è stata «problematica». Se le retribuzioni contrattuali nominali sono cresciute del 2,7\% medio annuo nel periodo `93-2001, i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,1\%, con uno scarto quindi dello 0,4\% annuo sul valore dei salari contrattuali.

Ottimista il ministro delle Attività Produttiva Antonio Marzano: «Credo che l`inflazione si ridurrà verso fine anno al 2\%. L`accordo con consumatori e Ania sulla Rc-auto terrà grosso modo ferme le tariffe quest`anno e questo contribuirà a tenere bassa l`inflazione». E oggi è previsto lo scatto sulla bolletta della luce, che dovrebbe scendere di 4 euro in media all`anno (- 1,3\%) grazie alla discesa del prezzo del petrolio.

Novità anche sul fronte dei prezzi della produzione: per l`Istat a maggio sono scesi dello 9,3\%, + 1,6\% sull`anno.

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