19 Gennaio 2010

Il conto lo paga lo Stato: 184 milioni di euro per 10 milioni di fiale

TRENTO. La pandemia fugge. I costi dei vaccini restano. Ventiquattro milioni di dosi acquistate dall’ Italia contro il virus H1N1 al prezzo di 184 milioni di euro, 10 milioni di dosi ritirate dalle fabbriche e distribuite alle Asl, 865mila effettivamente inoculate. La stragrande maggioranza delle confezioni resta stoccata nelle farmacie delle Asl, nei centri vaccinali dei distretti o negli studi dei medici di famiglia. Un viaggio tra le aziende sanitarie italiane parla di frigoriferi pieni (i vaccini vanno conservati a 4 gradi pena la loro degradazione) e di scetticismo fra i cittadini al centro della campagna di immunizzazione. Oltre 20milioni di persone rientrano tra la «popolazione eleggibile» da vaccinare secondo il ministero, ma solo 827mila lo hanno fatto, il 3,99%. E se l’ Italia ha già deciso di donare il 10% delle proprie dosi (2,4 milioni) all’ Oms perché le distribuisca ai paesi poveri, la gran parte delle boccette sembra avviata alla scadenza, prevista 12 mesi dopo la data di produzione e quindi a scaglioni tra settembre e dicembre 2010. Novartis, l’ azienda che ha stipulato il contratto con il Ministero della Salute, incasserà comunque i 184 milioni pattuiti. La Corte dei Conti ha deciso di vederci chiaro avviando una procedura di controllo sul contratto di fornitura. Il Codacons annuncia una class action, in caso di vittoria, a ognuno dei 60 milioni di utenti del sistema sanitario andrebbero 3 euro, «oltre – prosegue il Codacons – a 50 euro di risarcimento simbolico per ogni iscritto». La Corte dei Conti si chiede perché il contratto preveda la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna senza l’ applicazione di alcuna penalità. O perché «l’ articolo 9.3 prevede il pagamento alla Novartis di euro 24.080.000 (al netto di Iva).
 

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