30 Agosto 2009

Il conto al Ministero e BankItalia

I contatti sono solo «interlocutori», ma al Codacons-Carspac2 stanno tentando una nuova strada per recuperare i soldi dei truffati del crac Coopcostruttori: «Stiamo verificando le posizioni del Ministero delle attività produttive e di BankItalia – spiegava ieri Bruno Barbieri, il legale che rappresenta quasi 500 ex risparmiatori truffati, costituiti parte civile al processo. Avremo nei prossimi giorni incontri con alcuni funzionari per valutare se entrambi, come enti di garanzia, abbiano avuto o meno un ruolo di controllo o se questo sia stato delegato interamente a LegaCoop». Tutto ruota attorno all’emissione delle Apc, le tristemente famose azioni di partecipazione cooperativa che avrebbero dovuto avere una «copertura», una sorta di fondo di garanzia, che vi sarebbe dovuto essere, in teoria. Soprattutto l’emissione di Apc avrebbe dovuto sottostare a controlli precisi e meticolosi. Invece, come abbiamo nel crac, anche queste azioni sono finite nel gorgo della bancarotta.  L’obiettivo di Codacons-Carspac2, ai quali si assoceranno i legali delle altre parti civili e che hanno avuto al momento solo incontri preliminari, è quello di valutare se vi siano spiragli per poter attuare nel processo penale – o almeno tentare di farne richiesta al tribunale – la chiamata di responsabilità civile di più soggetti: di coloro, cioè, che potrebbero far fronte in compartecipazione economica alle responsabilità penali degli imputati. Barbieri però sottolinea che è ancora tutto prematuro: «Si tratta di contatti perlustrativi, perché vogliamo capire con esattezza il ruolo del ministero delle attività produttive e quello di BankItalia». Insomma, se vi siano state omissioni reali oppure no.  Ma nel caso il loro ruolo sia stato solo di delega del controllo affidato alla Lega delle Cooperative (già coinvolta penalmente per il mancato controllo sulle società di revisione) allora la posizione penale e civile della Lega potrebbe ulteriormente aggravarsi, dando a Codacons-Carspac la possibilità di chiederne la responsabilità civile, ossia il pagamento in compartecipazione agli imputati delle somme che, in caso di condanna, il tribunale riterrà eque. «Ripeto – conclude Barbieri – si tratta solo di ipotesi. Che stiamo sondando per esser pronti, dopo il rinvio a giudizio e al dibattimento, a presentare le nostre richieste ai giudici contro imputati e responsabili civili».

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