12 Marzo 2021

Il Consiglio di Stato non spegne l’ex Ilva

 

PAOLO BARONI ROMA. Gli altoforni dell’ex Ilva di Taranto non si fermano. Il Consiglio di Stato ha infatti deciso di accogliere la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tar di Lecce che convalidava la decisione presa un anno fa dal sindaco di Taranto che intimava ad ArcelorMittal e all’Ilva in Amministrazione straordinaria di intervenire per ridurre le criticità legate all’inquinamento della mega-fabbrica. «L’attività produttiva dello stabilimento può dunque proseguire regolarmente» fa sapere AMItalia in una nota.

Comune di Taranto e Codacons avevano chiesto di dichiarare inammissibile la richiesta di sospensiva.

Con ricorsi diversi, sia la società che gestisce gli impianti siderurgici di Taranto, che la società proprietaria degli stessi, avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale, lo scorso 13 ottobre, il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere gli impianti ritenuti inquinanti entro 60 giorni. La sentenza del Tribunale amministrativo, in particolare, confermava un’ordinanza del febbraio 2020 del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che aveva dato alle due società un tempo massimo di 60 giorni per intervenire. I primi 30 giorni, in base all’ordinanza del sindaco, dovevano servire a individuare le ragioni delle emissioni rimuovendole; gli ulteriori 30 giorni, invece, erano per spegnere gli impianti qualora le due società non avessero adempiuto al primo obbligo.

L’ordinanza del sindaco fu subito impugnata al Tar Lecce da ArcelorMittal e da Ilva in amministrazione straordinaria. I giudici amministrativi prima hanno sospeso l’ordinanza, poi, nel giudizio di merito che si è concluso nelle scorse settimane, l’hanno confermata. ArcelorMittal, subito dopo la sentenza, ha chiesto al Consiglio di Stato di pronunciarsi subito sulla sospensiva, con un decreto monocratico del presidente di sezione. Questi, però, ha rinviato la decisione all’udienza collegiale dell’11 marzo rilevando che non ricorre nessun obbligo di fermata impianti per ArcelorMittal essendo ancora nei primi 30 giorni dei 60 prescritti dal Tar.

Durante l’udienza i legali di Invitalia aveva fatto presente che «se non fosse data la sospensiva alla sentenza del Tar Lecce il progetto di investimento in ArcelorMittal che vede partecipe lo Stato» avrebbe rischiato «di saltare». In base all’accordo dello scorso dicembre Invitalia doveva sottoscrivere un aumento di capitale da 400 milioni di euro per rilevare il 50% del capitale di ArcelorMittal Italia. Adesso c’è attesa per l’udienza di merito già fissata per il 13 maggio, intanto per altri 2 mesi Taranto può proseguire con la sua attività.

«Prendiamo atto del provvedimento del Consiglio di Stato che chiarisce la situazione nell’immediato ma non e’ questa la soluzione del problema Ilva» commenta il segretario generale Uilm Rocco Palombella. “Il pronunciamento del Consiglio di Stato – spiega – da ora tempo al Governo di riprendere in mano l’intera questione. Ma il governo chiarisca cosa vuole fare per questa azienda. I nodi da sciogliere sono ancora tanti, sono lì, e attendono una risposta che sta tardando da troppo tempo». Per Roberto Benaglia (Fim-Cisl) «la sentenza del Consiglio di Stato è una buona notizia, che deve permettere di ridare stabilità al processo di salvataggio dell’Ilva» visto che «questo mese e mezzo di attesa ha peggiorato la situazione, sia sul piano produttivo che occupazionale». A suo parere «adesso da un lato l’azienda ArcelorMittal riprenda il confronto col sindacato, a partire dagli investimenti e da cosa si dovrà fare a partire dal 2021, ma dall’altro chiediamo al governo di proseguire nell’attuazione degli impegni presi da parte di Invitalia e di convocarci rapidamente».

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