17 Giugno 2018

Il Consiglio di Stato non convince Airbnb a operare la ritenuta del 21%

È di pochi giorni fa la nuova decisione del Consiglio di Stato sulla vicenda giudiziaria avviata l’ anno scorso da Airbnb e tuttora in corso. La vicenda è nata come reazione del colosso americano propulsore della condivisione di abitazioni, ovvero l’ home sharing, al provvedimento dell’ Agenzia delle Entrate che, in linea con l’ obbligo imposto dalla cosiddetta manovrina del 2017, impone ad Airbnb di applicare una ritenuta del 21% sui compensi percepiti dai locatori attraverso il suo portale, operando quindi come sostituto d’ imposta. Ebbene, nella decisione di pochi giorni fa il Consiglio di Stato non ha accolto l’ ultima richiesta di Airbnb. Esulta Federalberghi, mentre Airbnb ribatte chiarendo che il Consiglio di Stato ha deciso solo su un aspetto procedurale. Il contenuto, invece, sarebbe ancora tutto da decidere. Ma chi dovrà decidere dunque su questa situazione? «La trattazione del merito continuerà innanzi al Tar del Lazio all’ udienza prevista per il prossimo ottobre», spiega Giuseppe Marino, professore associato di diritto tributario all’ Università di Milano. Le ragioni per cui Airbnb sta premendo sull’ urgenza di un intervento sospensivo del provvedimento (è già il secondo tentativo davanti al Consiglio di Stato) sull’ obbligo di ritenuta è evidente. «Ad oggi, Airbnb non ha operato in Italia nessuna ritenuta e questo, se a ottobre il Tar non dovesse accogliere nel merito la richiesta del portale, si tradurrà in un gravoso provvedimento sanzionatorio», aggiunge Marino. Intanto i tempi stringono. «Considerando che il termine per la presentazione del modello dichiarativo 770/2018 necessario per comunicare i dati relativi alle ritenute operate nell’ anno 2017, è il 31 ottobre 2018, è indispensabile una rapida risoluzione della controversia», conclude Marino. Questa, dunque, l’ urgenza di Airbnb. Sta tutta qui, in sintesi, la vicenda della ritenuta del 21% che vede Airbnb tanto recalcitrante. «Con l’ evidente scopo di contrastare l’ evasione fiscale sui canoni incassati per le locazioni, la cosiddetta manovrina dell’ anno scorso ha imposto che il 21% del corrispettivo fosse trattenuto, a titolo di ritenuta, dai soggetti che come Airbnb intervengono nell’ incasso dei canoni, qualificandoli come sostituti d’ imposta», spiega Simonetta Marchesi, avvocato fiscalista. Airbnb reagiva avviando un contenzioso giudiziario davanti al Tar Lazio e chiedendo l’ annullamento, previa sospensione dell’ efficacia, del provvedimento attuativo dell’ Agenzia delle Entrate. Ma la richiesta di sospensione veniva respinta: il Tar lo scorso autunno riteneva che, nella comparazione tra i diversi interessi coinvolti, pubblici (il recupero del sommerso fiscale) e privati (gli oneri di riconversione e riorganizzazione imprenditoriale cui dovrebbe sottoporsi Airbnb per adeguarsi), fosse prevalente l’ interesse pubblico. La multinazionale (insieme all’ intervenuto Codacons) ricorreva quindi al Consiglio di Stato che, invece, a dicembre, accoglieva (in parte) la richiesta di Airbnb: secondo il Consiglio di Stato, le molteplici questioni sostenute da Airbnb e Codacons, in relazione alla ipotizzata lesione del diritto dell’ Unione Europea per gli effetti distorsivi della concorrenza, apparivano meritevoli di attento apprezzamento e come tali dovevano essere approfondite nella più opportuna sede davanti al Tar, e questo anche in relazione all’ eventuale rimessione della questione davanti alla Corte di giustizia dell’ Unione europea. Il Consiglio di Stato chiedeva quindi al Tar del Lazio di fissare al più presto un’ udienza, e il Tar la fissava per il prossimo ottobre. In attesa, quindi, che la trattazione del merito continui innanzi al Tar, Airbnb ha nuovamente fatto ricorso al Consiglio di Stato sulla base dei mutamenti delle circostanze, ma il Consiglio di Stato questa volta ha ritenuto l’ istanza inammissibile, ritenendo che andasse proposta davanti al giudice competente per il merito e presso cui pende la causa, ossia il Tar del Lazio. Ancora un periodo d’ attesa, dunque. Ma, nel frattempo, il rischio per Airbnb diventa davvero alto. (riproduzione riservata) *(avvocato)
donatella c. marino*

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