17 Marzo 2018

Il Consiglio di Stato congela il giudizio sulle autorizzazioni per la grande opera

LA SENTENZA VENEZIA Il giudizio sulla legittimità del Mose resta sospeso in attesa della conclusione definitiva di tutti i processi civili e penali legati alle persone indagate e coinvolte anche nella fase autorizzativa. Così la sesta sezione del Consiglio di Stato ha deciso – in via non definitiva – di congelare la decisione a proposito dell’ impugnazione del Codacons, l’ associazione dei consumatori, che nel 2014 chiedeva di revocare la sentenza del 2005 che considerava legittime tutte le autorizzazioni per la realizzazione della grande opera veneziana. Se la fase progettuale del Mose si era conclusa nel 1992, ci vollero dieci anni prima di ottenere tutte le autorizzazioni previste. Ad esempio il Mose aveva ottenuto una valutazione di impatto ambientale negativa, alla quale il Governo aveva dovuto sopperire con una decisione che decretava l’ utilità pubblica dell’ opera. E se questa era semplicemente un’ anomalia, la sentenza del Consiglio di Stato ha aggiunto altra carne sul fuoco sulla vicenda Mose. In sostanza il Codacons, elencando i numerosi procedimenti contabili aperti dalla magistratura in epoca successiva alla sentenza, ipotizzava dei reati connessi alla realizzazione del Mose, fin dalla fase autorizzativa. «Finalmente dopo 14 anni di battaglie legali i giudici accolgono le nostre richieste con un’ importantissima decisione che potrebbe portare all’ annullamento di tutti gli atti autorizzativi del Mose, se risulteranno confermati i reati per cui indaga la magistratura penale e contabile – afferma il presidente dell’ associazione, l’ avvocato Carlo Rienzi che ha patrocinato il ricorso insieme a Gino Giuliano – I responsabili dell’ immane spreco di soldi pubblici connesso a un’ opera inutile e servita solo ad alimentare la corruzione e arricchire le tasche di pochi saranno così chiamati a rispondere dei danni prodotti alla collettività». I magistrati romani hanno riconosciuto di aver giudicato in base a documenti alterati e falsati, in quanto frutto della commissione di reati in corso di accertamento. Di qui, poichè sono ancora in corso i procedimenti a cui si riferiscono e che costituiscono il presupposto di tutti i ragionamenti successivi, la decisione di non decidere ora, ma di congelare qualsiasi pronunciamento in attesa che passino in giudicato le sentenze. E ci vorranno anni perchè si concluda l’ ultimo appello dell’ ultima sentenza. Quindi comunque si tratta di una sentenza di portata storica, perchè comunque rappresenta un precedente importante: una sentenza che potrebbe decretare l’ illegittimità di un’ opera pubblica a distanza di anni dalla sua conclusione. Di qui gli scenari che si prospettano sono diversi: se è alquanto improbabile che il Mose, che così a fatica si sta concludendo, possa venir demolito per carenza nel processo autorizzativo, è facile che si aprirà la battaglia sulle opere di compensazione. Una volta riconosciuto che la grande opera, oltre ad avere vantaggi, ha comportato anche dei costi alla collettività non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per il dispendio di risorse pubbliche finite in tangenti, si dovrà decidere come risarcire la collettività. Raffaella Vittadello © RIPRODUZIONE RISERVATA.
raffaella vittadello

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