Il Consiglio di Stato boccia il canone Rai in bolletta
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fonte:
- Il Manifesto
Apoche settimane dall’ invio delle nuove bollette elettriche che comprendono il canone Rai, il consiglio di Stato ieri ha bocciato il decreto del ministero dello Sviluppo Economico. Sono diverse le «criticità» rilevate nel testo. Manca innanzitutto «qualsiasi richiamo a una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo». In sostanza, il governo non ha ancora chiarito un aspetto determinante nell’ epoca degli smart -phone e dei tablet. Su questi supporti è oggi possibile scaricare una app e seguire i programmi Rai. Maque sto uso del servizio pubblico non è tassabile con il canone che si paga solo quando il consumatore ha acquistato un televiore. La tassa alla Tv di Stato, alla quale il governo ha anche vincolato il finanziamento per l’ editoria cooperativa, va pagato una sola volta e solo nei casi del possesso di una Tv o se riceve i programmi attraverso il decoder. Il Consiglio di Stato ha sospeso il parere in attesa di una revisione del regolamento. Per l’ Unione nazionale dei consumatori si tratta di una «vittoria. Il Governo ed il Parlamento devono modificare urgentemente la legge di Stabilità, rinviando le scadenza della prima rata al me se di ottobre». Per il Codacons il decreto va sospeso. Il Consiglio di Stato ha rilevato anche che l’ adozione del decreto non è avvenuta nel rispetto del termine previsto dalla norma di riferimento e che non risulta espresso il concerto del Ministro dell’ economia e delle finanze», come previsto dalla legge di Stabilità 2016. «Con il concerto – si legge nel dispositivo – il ministro partecipa dell’ iniziativa politica, concorrendo ad assumerne la responsabilità: pertanto, il concerto può essere manifestato da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non sotto la forma di semplice nulla osta al prosieguo dell’ iter procedurale». Il procedimento di addebito e riscossione presuppone uno scambio di dati fra i vari enti: Anagrafe tributaria, Autorità per l’ energia, Acquirente unico spa, Ministero dell’ interno, Comuni e alcune società private. Ma nelle norme non si fa riferimento a questo aspetto. Sarebbe necessaria una precisazione sul fatto che le procedure avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy. Inoltre, non tutte le norme previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara. È il caso dell’ articolo 3 del regolamento che «utilizza formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore». Per il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli quella del Consiglio di Stato «non è affatto una bocciatura, ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso». «Già in aula alla Camera il 6 aprile scorso – sottolinea Giacomelli – avevo annunciato l’ intenzione del governo di procedere a una più esplicita e meno tecnica definizione di apparecchio televisivo». «Sono argomentazioni utili per il lavoro che l’ esecutivo sta già facendo» sostiene Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Vigilanza Rai. Per il capogruppo di Forza Italia alla Camera Brunetta «il governo è incompetente». Il deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia sostiene la cancellazione di «una norma scritta malissimo e ricominciare da capo, chiedendo scusa agli italiani per il pasticcio».
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