16 Maggio 2009

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al cosiddetto decreto anti-fannulloni

 Roma. Meritocrazia, premialità, trasparenza, soddisfazione del cliente cittadino: il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al cosiddetto decreto anti-fannulloni messo a punto dal ministro Renato Brunetta. Rinviate invece le norme sulla class action, ovvero la possibilità di azione collettiva contro la pubblica amministrazione. Arriveranno dopo l’estate con un provvedimento ad hoc. Il governo ha infatti deciso di chiedere un parere al Consiglio di Stato e dell’Avvocatura, e di raccordare il tutto alle norme sulla class action privata attualmente all’esame del Senato. Brunetta, comunque, si mostra ottimista: «Dal primo gennaio del 2010 anche la class action amministrativa sarà operativa».  Il rinvio non è piaciuto all’opposizione, né alle organizzazioni dei consumatori, come il Codacons. Sono invece rientrati i dissapori all’interno del governo, che avevano portato l’altro giorno il ministro Brunetta a minacciare le dimissioni. Berlusconi, che ha voluto affiancare il ministro in conferenza stampa, ha derubricato il tutto a «una birichinata», «una tattica che lo ha portato ad un ottimo risultato». La «rivoluzione Brunetta» arriverà lunedì alle Camere. E già a metà luglio potrebbe diventare legge. «Credo che possa essere approvata entro 60 giorni» prevede il ministro che punta nel frattempo ad un’intesa con la Conferenza Stato Regioni («voglio assolutamente il loro accordo»). Tra i passaggi fondamentali prima della conclusione dell’iter legislativo, Brunetta cita anche «un incontro ai più alti livelli con il sindacato». Si terrà presumibilmente tra fine giugno e inizio luglio. Insomma, dovrà essere una riforma condivisa. Un modo nuovo di vedere e far funzionare la pubblica amministrazione, che non deve essere solo quello della linea dura contro gli asseinteisti e chi non fa bene il proprio lavoro. L’approccio è esattamente il contrario: premiare il merito, chi vale e chi si impegna di più. Motivare l’impiegato pubblico, non farlo sentire un cittadino di serie B. «La nostra finalità è che tre milioni e mezzo di italiani che lavorano nella pubblica amministrazione possano sentirsi realizzati, non abbiano un morale diverso da chi lavora nelle imprese italiane» spiega il premier. In base al principio della meritocrazia, i più bravi, oltre ad avanzamenti di carriera, riceveranno incentivi economici. Il decreto prevede che la metà del monte incentivi sarà distribuito a non più del 25% dei dipendenti di ogni amministrazione: niente più benefici a pioggia, quindi, ma solo un dipendente su quattro avrà il trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto. Ci saranno poi quelli che avranno incentivi in misura ridotta, un 25% dei dipendenti invece non avrà nulla. Queste percentuali potranno essere derogate , ma solo in piccola parte, a livello di contrattazione sindacale (il numero dei comparti comunque viene ridotto). Come si farà a giudicare l’efficienza del pubblico dipendente? Entro il 30 settembre nascerà una Commissione per la valutazione delle performance che detterà gli standard. Saranno poi i dirigenti, che diventano veri e propri manager con obiettivi da raggiungere, ad avere la rsponsabilità delle valutazioni dei singoli e quindi dell’attribuzione dei premi. Per diventare dirigenti sarà obbligatorio fare uno stage di sei mesi all’estero. Ovviamente il decreto conferma tutte le norme anti-fannulloni recentemente introdotte, con provvedimenti disciplinari e sanzioni nei confronti di chi presenta falsi attestati medici. Definito anche un catalogo di infrazioni particolarmente gravi per le quali è previsto il licenziamento.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this