6 Novembre 2021

Il commercio è tornato ai livelli pre-pandem

Maria Gabriella Giannice settembre le vendite al dettaglio, calcolate sia in valore sia in volume, sono ritornate per la prima volta a livello del febbraio 2020, prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria. Il risultato si deve alla dinamica positiva degli ultimi mesi,ei dati diffusi dall’Istat sono decisamente buoni e riguardano sia i beni alimentari che i non alimentari. l’Istat stima infatti una crescita delle vendite sul mese precedente dell’ 0,8% in valore e dello 0,6% in volume; mentre su base annua si registra un balzo del 5,3% in valore e del 3,9% in volume. Sul ritorno alla normalità dei consumi incombono però due rischi che le organizzazioni dei consumatori e le imprese del commercio hanno subito evidenziato. Una è la ripresa dell’inflazione causata dall’impennata dei prezzi di gas, luce e materie prime e l’altra è il timore di una «quarta ondata» epidemica che potrebbe indurre a nuove restrizioni. In gioco ci sono sempre le vendite del periodo di Natale, due mesi «determinanti» nei quali i negozi realizzano la parte più rilevante dei loro fatturati. «Riscontriamo una certa cautela da parte del consumatore» rileva Carlo Alberto Buttarelli, Direttore dell’Ufficio Studi di Federdistribuzione. «Se le dinamiche di pressione sui prezzi si trasferissero al consumo, potrebbero condizionare l’andamento delle vendite, incidendo negativamente sulla strada della ripresa» . Per i rappresentanti della Grande distribuzione è «de-terminante tenere sotto controllo la curva dei contagi scongiurando il rischio del ritorno a possibili limitazioni nelle ultime settimane dell’anno». Mentre Confesercenti ha già calcolato che la «quarta ondata» paventata in Italia potrebbe costare 5 miliardi di minori spese. Più degli effetti della temuta «quarta ondata» le organizzazioni dei consumatori, sono preoccupate per l’incrudelirsi dell’inflazione i cui effetti concreti si iniziano a vedere già nei dati di settembre con l’ampliarsi della forchetta fra l’aumento delle vendite «in valore»e quello delle vendite in «volume», con le prime di quasi un punto e mezzo sopra le seconde. Federconsumatori ha già calcolato che solo considerando gli aumenti per energia, carburanti e pane, i cittadini vanno incontro ad aggravi di +551,84 euro annui. Quello che preoccupa l’organizzazione è che si tratta di rincari in settori vitali, che metterebbero in forte difficoltà in particolare i soggetti più vulnerabili. «Le vendite al dettaglio dovranno presto fare i conti con i rincari delle bollette luce e gas scattati ad ottobre, col caro-benzina e con la crisi delle materie prime» spiegano dal Codacons che più della «quarta ondata» teme sarà la «stangata d’autunno»a far da guastafeste, annullando la buona performance delle vendite di settembre e frenando le spese delle famiglie sotto Natale.

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