Il commento Troppi soldi per i libri E in classe non si usano
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Segue da pagina 1 di lì a un anno il rampollo sarà onusto di sapienza. Errore. Di lì a un anno, il 40% dei libri acquistati in settembre risulterà intonso. Le copertine lustre, le pagine senza orecchie perché mai sono state sfogliate. Più che sapiente, il figlio risulterà scoliotico. Perché, si chiede furente il genitore, i professori si ostinano a far comperare libri che non usano? Per far invidia al collega? Perché le case editrici li portano in gita a Disneyworld? Perché si accumulano punti premio? O forse qualcuno è convinto che i concetti trasmigrino nelle teste adolescenti per contatto dei volumi con le scapole ossute, così che è sufficiente farli ballonzolare nello zaino per un tempo sufficientemente lungo? Senza aprirli, per carità, che perdono l’ aroma. Il 40% di pagine in meno, tradotto in euro significa un risparmio da 120 a 200 euro, su una spesa media per i libri che va dai 300 ai 500 euro, vocabolari esclusi. Non esattamente noccioline, soprattutto per chi di figli a scuola ne ha più d’ uno. L’ ingordigia libraria di molti docenti che hanno gli occhi più grandi della bocca è irritante in tempi di parsimonia predicata dai tetti. E quasi nessun libro si può riciclare, perché l’ anno dopo l’ edizione cambia e nessuno si fida più ad acquistare l’ usato. Mancheranno sicuramente proprio i capitoli che interessano al docente, gli esercizi saranno tutti cambiati. Infatti, nonostante l’ appello Codacons per la Giornata dell’ usato, nessuna scuola ha organizzato mercatini. La stessa organizzazione dei consumatori ha denunciato che il 30% delle scuole ha sforato il tetto di costo indicato dal ministero, già innalzato in misura dall’ 1,4 al 3,8%. Quanto a rivendere a librai specializzati, sempre più schizzinosi, paghi un libro venticinque euro e ne riporti a casa, quando va bene, uno o due. Ma non è solo lo spreco che fa infuriare il genitore, è la malafede educativa. Tutti sanno fin dall’ inizio dell’ anno scolastico che sarà tanto se si riuscirà a svolgere tre quarti del programma su un unico libro di testo. Così, ammesso che tutti questi libri che non si aprono, debbano essere comunque acquistati per il loro stratosferico valore culturale e metodologico, perché non comperarne una sola copia per classe, per consultazione e scambio? E usare invece i soldi per un computer, quello sì sicuramente aperto.
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