Il “codice“ dei prodotti tipici
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fonte:
- Corriere Romagna
Ravenna – Prodotti agroalimentari? Meglio a “chilometri zero“. Inizia domenica prossima la raccolta di firme, promossa dalla Coldiretti in tutte le province, legata a una proposta di legge popolare per orientare e sostenere il consumo delle produzioni agricole regionali: in particolare nella ristorazione pubblica e nella grande distribuzione. “Di fronte a una situazione di preoccupazione per le emergenze alimentari – ha spiegato Tiziano Melandri, presidente di Coldiretti Ravenna – il nostro obiettivo è offrire sicurezza e garanzie ai consumatori, puntando sui prodotti locali per assicurare stagionalità e freschezza grazie alla vicinanza tra luogo di produzione e mercato“. Si tratta di un valore anche per l`ambiente: perché, continua Melandri, gli “alimenti a chilometri zero“ contribuiscono ad abbattere l`uso di carburante necessario per trasporti su lunghe distanze“. Ma quali sono nel dettaglio i contenuti della legge di iniziativa popolare, la prima presentata in Emilia-Romagna? Si punta a vietare “gli alimenti contenenti Ogm e assicurare la presenza di almeno il 50 per cento di prodotti agricoli e agroalimentari regionali nella ristorazione collettiva (dalle scuole alle mense, dagli ospedali alle strutture per anziani)“. Nei menù entrerà l`indicazione di origine dei cibi. Inoltre, la normativa intende ampliare gli spazi e le occasioni per la vendita diretta delle coltivazioni del territorio nei mercati cittadini. Ci sono altre finalità: agevolazioni – Irap e addizionale regionale sui carburanti – agli esercizi commerciali che utilizzano almeno il 30 per cento del prodotto dell`Emilia-Romagna. Con lo slogan “No-strano, sì nostrano“, la Coldiretti ha voluto sintetizzare “una situazione di mercato che troppe volte lascia perplessi“. Lo dimostrano, rileva l`organizzazione, i 350 rilevamenti effettuati quest`anno da agosto ad ottobre in 44 punti della grande distribuzione organizzata in tutte le province della regione. Secondo l`indagine, la Gdo utilizza frutta e verdura straniera come primizia rispetto a quella italiana. Così nella prima decade di agosto il 98 per cento delle pere in vendita proveniva da Spagna o Sud Africa. E nella seconda decade i prezzi sono risultati superiori rispetto al prodotto “nostrano“: 3,88 euro contro 1,5. “Strana anche la posizione di uno dei simboli della tavola italiana, il pomodoro fresco da mensa, che comincia a seguire le orme del cugino da industria, con una crescita delle importazioni“. E quest`estate il 15 per cento del pomodoro da mensa venduto nella Gdo era straniero. Dal Marocco, ma anche dall`Olanda: “Paese che di sole non ne ha certo molto“. “Placet“ alla campagna da parte delle associazioni: hanno dato la loro adesione Angelo Rubboli, vicepresidente Adoc Ravenna, Giacinto De Renzi, coordinatore di Legambiente Ravenna e Paolo Randi del Codacons. Randi ha posto l`accento sulla necessità che gli enti locali sensibilizzino i cittadini – fin dalla tenera età – al consumo dei prodotti locali. Più in generale, va inoltre diffusa l`abitudine a consumare alimenti di stagione, e occorre intervenire sulla filiera. “Non è possibile che un contadino prenda 0,20 centesimi e che sul banco lo stesso prodotto raggiunga i 2 euro e 50. Inoltre il consumatore deve essere messo in grado di scegliere, attraverso l`esposizione sulla merce del cartellino di provenienza. Per Randi occorrerebbe varare un “assessorato al consumerismo“, con un minimo di portafoglio, per iniziative ad hoc. Sullo sfondo una riflessione: “Comprare prodotti locali significa spendere soldi che poi rimangono sul territorio“.
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