9 Maggio 2020

Il Codacons va in procura «Troppi morti nelle Rsa»

la denuncia dei consumatori: «in poche strutture si è concentrata la maggioranza dei decessi: vanno chiarite eventuali responsabilità»
Accertare se siano stati presi tempestivamente tutti i provvedimenti per contenere il contagio da Covid-19 nelle case di riposo del Vicentino, con riferimento ai protocolli di sicurezza, ai dispositivi di protezione individuale per ospiti e operatori, agli screening mediante tamponi. È quanto chiede il Codacons Veneto con un esposto presentato alla procura di Vicenza. L’ associazione di consumatori vuole fare luce, in sostanza, sulla gestione dell’ emergenza nelle residenze per anziani del territorio berico, sia per quanto riguarda la giurisdizione dell’ Ulss 8 Berica che dell’ Ulss 7 Pedemontana. Il Codacons focalizza dunque la propria attenzione su uno degli aspetti dell’ epidemia: quello della diffusione del contagio nelle case di riposo, strutture dove risiedono persone anziane, per la maggior parte in condizioni di fragilità e con altre patologie. Proprio loro si configurano come i soggetti più a rischio, per quanto riguarda l’ infezione da Covid-19. Fortunatamente, molte strutture beriche sono rimaste immuni al contagio, probabilmente grazie alla prontezza degli amministratori, che hanno chiuso fin dai primi giorni le visite, blindando le residenze, e iniziato subito a prescrivere l’ utilizzo di guanti, mascherine e altri presidi a infermieri e operatori. Dove il virus è riuscito a penetrare, però, i decessi di pazienti risultati positivi al coronavirus sono stati numerosi. È proprio su questi aspetti che il Codacons vuole puntare il faro attraverso il proprio esposto. «Si sono registrati una serie di eventi che solleverebbero punti interrogativi e quanto meno dubbi sull’ operato della pubblica amministrazione – si legge nel testo firmato dal presidente di Codacons Veneto, l’ avvocato Franco Conte -. È indispensabile che venga accertato se possano eventualmente sussistere nessi di causalità tra i decessi e i contagi abnormi nelle Rsa e le inadeguatezze del sistema sanitario nazionale e l’ operato della pubblica amministrazione, laddove le autorità competenti non si siano adoperate tempestivamente anche dotandosi dei mezzi adeguati per fronteggiare l’ emergenza dettata dal coronavirus». Il nocciolo della questione, per l’ associazione, è stabilire se, adottando condotte diverse da quelle attuate, sarebbe stato possibile limitare il contagio, e il numero di malati e di decessi. Il Codacons specifica anche quali potrebbero essere i reati ipotizzabili, tra cui «concorso in omissione di soccorso, omesso controllo e vigilanza, ritardo nel compimento degli atti d’ ufficio, omicidio colposo plurimo, concorso in omicidio nel caso in cui i decessi fossero stati causati proprio dal ritardo nel compimento degli atti d’ ufficio e nell’ omesso controllo e soccorso, rifiuto di atti d’ ufficio, diffusione colposa di epidemia, concorso in strage, concorso in omicidio volontario, reati in materia di sicurezza sul lavoro». Per il Codacons è necessario verificare se i decessi nelle strutture per anziani e l’ elevato contagio siano riconducibili alla «mancanza del numero adeguato di strumenti e di presidi necessari alla cura dei pazienti, alla mancanza di tamponi e al mancato o non tempestivo screening mediante tampone, alla mancanza di mascherine e altri presidi sanitari, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro, al mancato rispetto dei protocolli, alla decisione di non trasferire gli anziani contagiati dal Covid-19 in una struttura ospedaliera adeguata a fronteggiare la gravità dei casi». In relazione ai fatti, poi, il Codacons si dichiara parte offesa e si riserva la facoltà di costituirsi parte civile nell’ eventuale processo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
matteo carollo

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