Il Codacons tutela il fiume Calore: le iniziative
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fonte:
- Cronache di Salerno
Da decenni, con la prima calura estiva, arriva puntuale la ‘secca’ del fiume Calore, è un caso che quest’ anno il prosciugamento del corso sia stato leggermente attenuato dalle abbondanti precipitazioni primaverili. La captazione delle acque sorgive sul Monte Cervati non è una novità, già negli anni ’30 vennero concesse le prime autorizzazioni per la derivazione delle acque. Nel tempo tuttavia la captazione è diventata più invasiva, la concessionaria ‘Acquedotti Calore Lucano’, con base ad Agropoli, non si fa molti scrupoli quando c’ è da aumentare la portata nei tubi. Poco importa se la discutibile scelta determina una ‘secca’ a valle, nel tratto di Piaggine, comune montano che nel cuore del centro storico vede il fiume fare un suggestivo salto. L’ acqua serve per il consumo umano, penseranno i vertici dell’ ente consortile, in fondo il ‘deflusso minimo vitale’ è una astrattezza giuridica, e poi la vera forza è nella inerzia delle popolazioni meridionali, abituatesi a sopportare qualsiasi nefandezza. Le conseguenza di una ‘secca’ sono sotto gli occhi di tutti: per un tratto lungo alcuni chilometri la fauna e la flora fluviale sono lasciati senza un goccio d’ acqua. Quel che è più grave è che la ‘secca’ stravolge l’ identità del comune montano, quando corso è desolatamente morto il fragore della caratteristica cascata è soppiantato da un silenzio irreale, e per gli anfibi non rimane che qualche pozza stagnante per soprav vive o riprodursi. Il Coda cons è intervenuto per denunciare l’ annosa questione, non è la prima volta, è già successo in passato quando l’ associazione poneva l’ accento sul mancato rispetto, da parte del Consorzio, delle norme di salvaguardia del ‘deflusso minimo vitale’, disposizioni introdotte con un decreto del 1989 volto a tutelare i corsi d’ acqua, il paesaggio e l’ ambiente. Di certo è singolare – e qui si usa un eufemismo – che l’ ente Parco non veda il problema, ogni anno puntuale arriva la ‘secca’, ogni anno puntualmente «l’ ente di tutela» – le virgolette sono necessarie – volge lo sguardo dall’ altra parte, facendo finta di non vedere. Forse la miopia politica fa pensare che la questione sia circoscritta al perimetro del comune di Piaggine, in fondo la sorgente del Gorgonero più a valle assicura il flusso, nei mesi estivi, nel tratto di Laurino e nelle rinomate Gole tra Magliano e Felitto (qui si registrano circa 20 mila presenze turistiche nei mesi estivi). Viene da chiedersi se si tratta di miopia o di cecità. Soprattutto se ci si interroga sull’ apparato delle conferenze dei servizi, delle relazioni di fattibilità che le accompagnano, sul ruolo degli enti di tutela, inerti di fronte alla violazione delle norme ambientali, incapaci di una qualsiasi reazione rispetto al danno che si fa alla natura, all’ economia locale, all’ identità dei luoghi. Il Codacons per vederci chiaro si è mosso su più piani, ha presentato istanza alla Regione e all’ ente Parco per avere i documenti sulle attività di monitoraggio e di controllo, ha coinvolto il Ministero dell’ Ambiente, infine ha depositato un esposto alla Procura di Vallo della Lucania. Saranno gli inquirenti a verificare se si ravvisano gli estremi del reato ambientale. Pierluigi Morena Ufficio legale Codacons.
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