23 Gennaio 2019

Il Codacons solleva il caso di un convegno a cui hanno partecipato tre camici bianchi piacentini: «I compensi devono essere dichiarati»

Thomas Trenchi Anche tre medici piacentini hanno ricevuto un compenso dalle multinazionali farmaceutiche. Attraverso un’ operazione trasparenza a livello nazionale, il Codacons ha pubblicato su internet la lista degli operatori sanitari e delle fon dazioni o università che nel 2015, 2016 e 2017 sono stati retribuiti dalla casa farmaceutica “Glaxo Smith Kline” in seguito a convegni e consulenze. Nel lungo elenco di camici bianchi, come accennato, compaiono pure l’ allergologa Eleonora Savi, l’ infettivologo Alessandro Ruggieri e il primario del reparto di pneumologia Cosimo Franco, tre professionisti dell’ ospedale di Piacenza che avrebbero percepito una remunerazione dall’ azienda britannica (senza, ovviamente, commettere nulla di illegale). «Questi finanziamenti, pur essendo forse pienamente legittimi, devono essere chiaramente dichiarati, comprensivi delle loro finalità, in modo da garantire piena trasparenza agli utenti – incalza la storica associazione dei consumato ri in una nota stampa -. In tal senso abbiamo deciso di diffidare gli Ordini dei medici provinciali, compreso quello di Piacenza, affinché dispongano in capo ai camici bianchi l’ obbligo di indicare all’ interno dei propri studi tutti i rapporti con le aziende farmaceutiche, esponendo appositi cartelli volti ad informare i pazienti circa i legami con le multinazionali dei farmaci». Il Codacons, con questa iniziativa, sembra intenzionato ad approfondire un eventuale conflitto di interessi tra gli imprenditori dei farmaci e coloro che li prescrivono. Fenomeno che – sia ben chiaro – non emerge nel caso dei medici piacentini citati nella lista. Stando alla documentazione di Codacons, la dottoressa Savi ha fatturato alla “Glaxo Smith Kline” circa 1.500 euro per un servizio di consulenza nel 2017: «Anzitutto, voglio chiarire che questa attività è stata autorizzata dall’ Ausl di Piacenza, come spesso accade per la stesura di relazioni scientifiche o l’ intervento in tavole rotonde. Due anni fa, sono stata retribuita per aver condotto un corso sull’ asma bronchiale rivolto ai dipendenti della sede parmense della “Glaxo Smith Kline”. Il tutto si è svolto in una cornice assolutamente legittima. Tra l’ altro, è davvero inverosimile ipotizzare un conflitto di interessi, perché non prescrivo personalmente tramite ricetta i prodotti della “Glaxo Smith Kline”, essendo gestiti dalla farmacia ospedaliera che li ha acquisiti con una gara ufficiale». Nel 2017, lo pneumologo Cosimo Franco ha messo in tasca 727 euro provenienti – secondo il Coda cons – dalle casse della ditta privata: «Non c’ è nulla di strano – ribatte -. Si percepisce un gettone di presenza per la partecipazione a incontri su nuovi studi e terapie. Normalmente, la somma viene erogata dal provider dell’ evento», cioè l’ ente che cura l’ organizzazione, «e non direttamente dalla multinazionale farmaceutica. L’ accusa che poi il medico sia influenzato nella prescrizione del farmaco non sta né in cielo né in terra».

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