Il Codacons promuove una maxi-azione legale per i dipendenti pubblici
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fonte:
- Messaggero Veneto
l’
associazione contro lo stato per il blocco degli stipendi in fvg 85
mila 600 impiegati: risarcimenti fino a 8.800 europanontin: a breve via
alla trattativa per i nuovi contratti
Il direttore generale della Regione, Roberto Finardi, spiega che la Regione non ha alcuna responsabilità, mentre l’ assessore al Personale, Paolo Panontin, assicura che la trattativa per i rinnovi contrattuali partirà a breve. «Gli stipendi sono bloccati dal 2010, ma l’ amministrazione ha semplicemente applicato norme dello Stato sul coordinamento della finanza, sulle quali – spiega Finardi – non abbiamo potere d’ intervenire». Ma il 2016 sarà l’ anno dei rinnovi. «Da Roma – spiega Panontin – attendiamo il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che definirà i parametri entro i quali muoversi, per poi avviare la trattativa con la delegazione trattante per arrivare al nuovo contratto». E la trattativa riguarderà i 17 mila dipendenti pubblici in servizio tra Regione, Province e Comuni del Friuli Venezia Giulia. di Anna Buttazzoni wUDINE Un maxi-risarcimento milionario, fino a 8 mila 800 euro a dipendente. Calcolatrice alla mano, se venisse riconosciuto solo alla Regione, alle Province e ai Comuni del Fvg costerebbe ben 150 milioni. L’ iniziativa è del Codacons che ha deciso di avviare una class action contro lo Stato per il blocco dal 2010 degli stipendi dei dipendenti pubblici. E da ieri sul sito dell’ associazione (www.codacons.it) è possibile aderire all’ azione collettiva, strumento di tutela che consente di attivare un unico procedimento per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo che si ritenga danneggiato da un altro soggetto. I vertici della Regione, dal direttore generale Roberto Finardi all’ assessore al Personale Paolo Panontin (Cittadini), alzano le mani, spiegano che se c’ è una responsabilità quella non è certo dell’ amministrazione Fvg e spiegano che nei prossimi mesi sarà avviata la trattativa per il nuovo contratto. Il Codacons invece non ha dubbi. L’ associazione dei consumatori ha pubblicato sul proprio sito internet la pagina attraverso la quale tutti i lavoratori interessati possono aderire alla class action e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti. «Come è noto – si legge nella nota del Codacons – la sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015, ha stabilito che il blocco dei contratti del pubblico impiego attuato nel 2010, è illegittimo, ma ha limitato tale illegittimità solo al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa. Per tale ragione i pubblici dipendenti possono ora chiedere un indennizzo da “attività legittima” dello Stato che ha bloccato per sei anni la contrattazione e, contestualmente, possono chiedere un vero e proprio risarcimento per inadempimento dell’ obbligo per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia dal 30 luglio 2015 fino all’ effettivo rinnovo». L’ associazione non si limita alla teoria. Ha calcolato il numero di dipendenti della pubblica amministrazione in Fvg, un esercito, 85 mila e 600. Sul sito dell’ associazione c’ è anche l’ elenco di enti e aziende nelle quali essere impegnati per poter partecipare alla class action. E la lista è corposa, perché si va dagli impiegati del demanio a Equitalia, dall’ Anas a Insiel, dall’ Upi (Unione Province italiane) all’ Azienda speciale Villa Manin, da enti e agenzie per il turismo alla Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, fino a tutte le federazioni dello sport. I dipendenti della Regione, invece, sono tre mila, mentre 14 mila sono quelli tra Comuni e Province. Secondo i calcoli del Codacons la richiesta che ciascun dipendente può formulare è di 100 euro al mese a titolo di indennizzo per il periodo dal 2010 al 30 luglio 2015 e di 200 euro al mese per il periodo dal 30 luglio 2015, per un totale di 8.800 euro a lavoratore. Con la stessa azione collettiva l’ associazione chiede anche il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico, come indicato nella sentenza della Corte Costituzionale di giugno 2015. annabuttazzoni ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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