2 Giugno 2020

Il Codacons presenta un esposto all’ antitrust: «rincari non solo al bar ma in tutti i settori»

… Il Covid -19 fa aumentare il prezzo dell’ amatissima tazzina di caffè nella Capitale. A raccontarla tutta, i prezzi lievitano in tutta Italia e anche se gli aumenti corrispondono a pochi centesimi in più, le percentuali oscillano tra il dieci e il trenta per cento. Il Caffè Greco in via Condotti non pub di certo alzare il prezzo ancora di più: ben un euro e settanta centesimi per un caffè al banco, ma gli altri considerando anche i costi in più dovuti alle varie igienizzazioni cercano di arrotondare per far quadrare i conti. Così chi è tornato a fare colazione con i soldi contati ha trovato la sorpresa: da novanta centesimi si passa a un euro e chi lo vendeva a un euro, raggiunge anche un euro e trenta centesimi. In centro storico paradossalmente i prezzi non aumentano perché di clienti ce ne sono pochi, vista l’ assenza dei turisti, mentre nelle zone che vanno da Roma nord fino a Monteverde, passando per l’ Eur i rincari variano tra i dieci e venti centesimi. Qualche cliente tende anche a giustificare gli esercenti: «Il caffè è aumentato di dieci centesimi e il cappuccino di venti – spiega Mara in via Oderisi da Gubbio, uscendo dal bar ma hanno tantissime spese, un po’ li capisco, la situazione è davvero tragica». Ma c’ è anche a chi non va giù e il caffe diventa amaro: «Non pub ricadere tutto sui cittadini _ denuncia Mario a Ponte Milvio – se iniziano tutti ad alzare i prezzi diventa ancora più complicato e i consumi invece di ripartire si arrestano». La conferma del rincaro arriva anche dal Codacons: «Con la riapertura degli esercizi commerciali siamo stati sommersi dalle segnalazioni dei cittadini che in tutta Italia de nunciano rincari dei listini e sovraprezzi legati al Covid spiega Carlo Rienzi, presidente dell’ associazione – dai bar ai parrucchieri, passando per centri estetici, officine, autolavaggi e dentisti, sembra non esserci settore che non abbia ceduto alla tentazione di ritoccare i tariffari per rifarsi dei minori guadagni durante il lockdown e dei maggiori costi per sanificazione e messa in sicurezza dei locali. Si va dai pochi centesimi di aumento applicati al pubblico da alcuni bar per caffè, cappuccino, panini, tramezzini ecc., ai quaranta euro di tassa sanificazio ne imposta dalle autofficine ai propri clienti». E se i rincari dei listini sono tanto legittimi quanto immorali, le originali «tasse covid» applicate direttamente in scontrini sono una pratica illegale, al punto che il Codacons ha presentato un esposto all’ Antitrust affinché apra un procedimento su tale prassi scorretta e dannosa per i consumatori. Una stangata calcolata pari a cinquecento trentasei euro a famiglia. Un vero salasso per i cittadini che sono alle prese si con la ripresa ma anche con le spese da sostenere. E così c’ chi al lavoro arriva con la borsa frigo e il termos del caffè, un po’ old style ma rappresentativo del momento storico che stiamo vivendo.

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