27 Gennaio 2017

Il Codacons prepara una diffida La Cgil minaccia azioni di lotta

    Il Codacons prepara una diffida La Cgil minaccia azioni di lotta

    l Disservizi postali, il Codacons è pronto a fare una diffida mentre la Slc-Cgil minaccia azioni di protesta. I rappresentanti dei diritti dei cittadini e dei consumatori sono pronti a raccogliere il malcontento per i gravi disservizi nella consegna della corrispondenza. «Invitiamo i cittadini a fare le segnalazioni per email ad info@codacons.le.it dei disagi subìti – dice l’ avvocato Piero Mongelli – in base ai quali procederemo con una diffida nei confronti di Poste italiane». «La riorganizzazione del recapito ha determinato sull’ intero territorio salentino la paralisi del servizio» dicono S a l vat o r e Labriola, segretario generale comprensoriale Lecce -Brindisi Cgil, e Bruno Tatar anni, segretario comprensoriale settore poste. «Questa riorganizzazione nasce dalla necessità aziendale di ridurre drasticamente il costo del lavoro, non solo nel recapito, ma anche nella sportelleria e nel lo staff, di circa 20mila addetti entro il 2019, per l’ esigenza di cassa del Governo – dicono i sindacalisti – Il problema è tutto di politica economica e la privatizzazione di Poste viene fatta pagare ai lavoratori e ai cittadini, visto che l’ aumento considerevole del costo del lavoro, imposto ai portalettere, si traduce in un servizio di recapito non più su cinque giorni la settimana, ma a giorni alterni». «In provincia di Lecce il taglio è stato di circa 80 portalettere – aggiungono i quali non perderanno il posto di lavoro, ma subiranno una mobilità interna verso altri mestieri o altre province». «La riorganizzazione di recapito però, doveva rispettare, non solo quanto previsto nell’ accordo nazionale, sottoscritto con le organizzazioni sindacali nel 2015, ma anche il contratto di programma sottoscritto con il Governo in materia di servizio universale – osservano – atteso che Poste Italiane, almeno sino a tutto il 2019 percepisce un contributo di circa 260 milioni di euro per il recapito». «Poste Italiane aveva garantito l’ impe gno a realizzare un progetto e investimenti in nuove tecnologie in tempi brevi – proseguono – che resta disatteso e lascia gli addetti nel caos più completo». «La considerazione che nasce è che forse ci sia una volontà politica e aziendale a dismettere una parte del servizio di recapito dal 2020 – riflettono Labriola e Tataranni – anno in cui Poste non avrà più il contributo per il servizio universale, e forse sta pensando di riposizionarsi su un mercato di prodotti postali con un alto valore aggiunto». Cgil auspica il coinvolgimento sia delle associazioni dei consumatori sia dei sindaci, i quali – dicono – dovrebbero chiedere un immediato coinvolgimento dell’ Anci. Intanto, il sindacato annuncia la proclamazione di una nuova stagione di lotta.

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