12 Agosto 2009

Il Codacons: “Pochi cittadini si fanno valere, ed è un errore”

Le sentenze arrivano, coltivano le speranze dei cittadini ma, spesso, si traducono in un nulla di fatto: Mauro Antonelli, il Codacons come se lo spiega questo trend che penalizza il più delle volte i consumatori? Le sentenze non sono immediatamente applicabili, salvo che per coloro i quali hanno avviato le cause e, di conseguenze, le amministrazioni o gli enti interessati se ne fregano; anche perché, quando i cittadini violano la legge, vengono perseguitati mentre quando lo fanno le amministrazioni pubbliche, nessuno ha nulla da ridire. Questa punta di pessimismo ha qualcosa a che fare con il canone di depurazione? È un esempio, senza dubbio. In questo caso, il canone veniva fatto ingiustamente pagare anche se l’acqua non veniva depurata ma i risarcimenti concessi ai cittadini sono ancora congelati. I consumatori hanno le mani legate? Non è detto ma, certamente, noi associazioni di consumatori, per farci sentire e ottenere il giusto, dobbiamo andare in causa o sui giornali, per spronare gli amministratori. Avete già ricevuto qualche richiesta di risarcimento in relazione all’Iva sulla tariffa rifiuti? Su questa specifica sentenza non abbiamo fatto nulla, anche in considerazione del particolare periodo estivo. Ma in genere le segnalazioni arrivano quando ci facciamo sentire noi, annunciando una class action oppure pubblicando i moduli di richiesta del risarcimento sul nostro sito internet. I «cittadini-consumatori» quanta fiducia hanno in queste azioni di risarcimento? Dipende. Capita a volte che ci siano cittadini che arrivano addirittura a organizzarsi in gruppi spontanei pur di ottenere giustizia, come nel caso di un comune di Milano dove i residenti si sono costituiti in comitato e, aiutati da noi, sono riusciti a ottenere dal sindaco ciò che volevano. Ma si tratta di un’esigua minoranza. La burocrazia spegne la rabbia? Sì, in un certo senso sì. Le faccio l’esempio delle vacanze andate storte. Al rientro, i gabbati hanno dieci giorni per inviare una richiesta di risarcimento con raccomandata ricevuta di ritorno all’agenzia o al tour operator. E in genere lo fanno in molti, spinti dalla rabbia. Ma gli operatori non rispondono o rispondono picche nella speranza che, rientrati nella routine, i cittadini si calmino e decidano di mollare il colpo. Ha qualche consiglio da dare? È sempre meglio rivolgersi alle associazioni dei consumatori, iscrivendosi e chiedendo un supporto qualificato.  Al Codacons, per esempio, l’iscrizione costa 60 euro, vale per un anno e garantisce per tutta la famiglia. Un costo tutto sommato modesto tenuto conto che, talvolta, la lettera di un avvocato può costare anche duecento euro.

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