Il Codacons: “Non comprate solo filetto“
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fonte:
- Il Messaggero
La carne sarà cara, ma non sappiamo più cucinarla. E in tavola trionfa il precotto
Gli umbri si dimostrano buone forchette quanto a carni e salumi e per questo sono particolarmente attenti alle loro quotazioni, al centro di una sorta di “crisi di nervi“. Se i consumi di salsicce, ariste e braciole sono in discesa, complice la bella stagione ormai esplosa, ed i prezzi, al supermercato come dal macellaio, “tengono“, non altrettanto può dirsi per carne di vitello o pollame. Le carni bovine sono in effetti nell`occhio del ciclone per rincari che, rispetto ad un anno fa, superano il 30%, con prezzi anche maggiore di 13 euro al chilo. Ma a preoccupare i consumatori sono soprattutto gli aumenti che verranno. “Riscontriamo tensioni nel mercato ormai da due settimane – osserva Oriando Cardinali, presidente provinciale Federcarni Perugia – e si tratta di rincari che avevamo ampiamente previsto e che stiamo cercando di non riflettere sui prezzi al dettaglio“. Il motivo di tale fenomeno? “Il problema è che non ci sono animali“, sottolinea Cardinali. Per Marco Prepi, direttore provinciale dell`Associazione degli allevatori di Perugia, “l`Umbria è una zona particolare e, grazie alla chianina, non segna l`andamento generale dei mercati, tant`è che ora di verifica un apprezzamento del settore bovino perchè sono venuti a mancare gli approvvigionamenti esteri. Sia il mercato dei vitelli piccoli che quello degli animali a fine carriera vanno verso l`alto: ora c`è stasi ma non sappiamo che succederà in futuro“. La carenza di produzioni è pure all`origine dei mancati ribassi delle carni bianche. “C`è una ripresa nei consumi – aggiunge Cardinali – ma i polli non ci sono e i prezzi all`ingrosso salgono“. Il settore in effetti vive una sorta di paradosso, con i consumatori hanno rimesso polli e tacchini nel carrello ma le aziende che avrebbero dovuto “reinstallare“ gli allevamenti, provate dall`allarmismo sull`aviaria, o non lo hanno fatto o lo hanno fatto in solo in parte. “I prezzi di pollo e tacchino non sono bassi in effetti – fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – e non c`è stato nessun crollo“. Rispetto ad un anno fa, ad esempio, il petto di pollo è quotato circa il 10% in più, al dettaglio. I fenomeni inflattivi accompagnano un nuovo approccio negli acquisti e nuove tendenze in cucina. “La spesa per la carne è significativa per una famiglia – aggiunge la Falcinelli – per questo dovrebbero essere usate tutte le parti dell`animale, non solo filetto o controfiletto. E` vero che si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ma è anche vero che si sta andando verso un modo di cucinare non corretto“. Le statistiche, infatti, dicono che si trascorre sempre meno tempo di fronte ai fornelli (poco più di 5 minuti) ed anche la signora che fino a poco tempo fa stava a casa a fare le tagliatelle, ora compra i “quattro salti“. “E` il trionfo dei cibi precotti surgelati – aggiunge la Falcinelli – ed anche macellai e supermecati si stanno attrezzando con prodotti preconfezionati: hamburger, arrosti già conditi, polpette. Tutto questo costa e si traduce in una spesa più cara del 30-40%. Il problema è che si perdono le tradizioni culinarie della regione, mortificando i prodotti tipici“.
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