25 Ottobre 2019

Il Codacons: «Noi parte civile». La Cgil pensa ai lavoratori

LE REAZIONI UDINE Al di là del clamore della notizia, c’ è chi ha pensato in via prioritaria alla tutela degli ospiti delle case di riposo da una parte e ai dipendenti delle strutture dall’ altra. Il Codacons sta valutando se costituirsi parte civile, «la tendenza è per il sì spiega Vitto Claut che presiede l’ associazione riteniamo che qualunque fatto possa costituire reato debba essere redarguito anche dal punto di vista civilistico per dimostrare che chi sbaglia, se ha sbagliato, deve anche tirar fuori soldi che poi servono proprio a tutelare le persone che non hanno voce. Persone che tuteliamo da sempre continua , ora vogliamo sapere come sono realmente accaduti i fatti, ma se confermati sono gravissimi. Già in passato abbiamo ricevuto delle segnalazioni su alcune strutture di Sereni Orizzonti, addirittura da parte di alcuni dipendenti che ci rilasciavano una dichiarazione firmata, da noi messa agli atti ma tutelando il nome di chi la faceva. Alcune segnalazioni fanno riferimento a un ambiente difficile, altre a carenze anche igieniche come il caso di un letto dove un anziano appena entrato nella struttura si è ritrovato le lenzuola sporche». A schierarsi in difesa sì degli assistiti, ma anche dei lavoratori, invece, è la Cgil che sostiene come debba essere garantita nel loro interesse «la continuità dell’ attività in tutte le strutture di Sereni Orizzonti. Esigenza questa che sappiamo condivisa dalla magistratura». Il segretario generale Villiam Pezzetta esprime così lo stato d’ animo della Cgil e delle categorie più direttamente coinvolte, la funzione pubblica e il sindacato pensionati, per l’ indagine che ha coinvolto il gruppo udinese. Senza entrare nel merito delle ipotesi di reato, Pezzetta si limita a esprimere l’ esigenza, più volte espressa dalla Cgil sia a livello confederale che di categoria, di un controllo più stringente del servizio sanitario pubblico sulle strutture accreditate, «a tutela degli ospiti, dei lavoratori e per verificare il corretto utilizzo dei fondi erogati a fronte delle prestazioni socio-sanitarie erogate dalle strutture». Se le indagini dovessero confermare le ipotesi inquisitorie, infatti, «emergerebbe una chiara discrepanza osserva Pezzetta tra le attività finanziate e quelle effettivamente erogate» e questo, secondo il segretario, «non può che rafforzare le perplessità e i dubbi di chi, come la Cgil, è scettico su un innalzamento del tetto di posti letto accreditati, sostenendo che la priorità dovrebbe essere la rapida conclusione del processo di riqualificazione e riclassificazione delle strutture». Anche dalla Toscana la sigla sindacale esprime preoccupazione «per il recupero delle difformità economiche e normative contrattuali ad oggi rilevate e non ancora corrette nelle buste paga dei lavoratori interessati, rispetto alla continuità dei trattamenti stipendiali del personale operante nelle sei strutture presenti sul territorio fiorentino». L.Z. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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