Il Codacons: “Gli ex ostaggi restituiscano 600mila euro“
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fonte:
- La Nuova Venezia
PADOVA. L`auspicio che i rapitori arrestati non siano condannati alla pena capitale è stato espresso ieri, nel primo giorno di quiete dopo la liberazione, dall`insegnante Maura Tonetto, uno dei cinque turisti, tre padovani e due milanesi, sequestrati nello Yemen. “Siamo contro la pena di morte, speriamo che i rapitori abbiano un processo giusto“, ha affermato una volta tornata a casa, dove, ha rivelato, la prima notte, “per riflesso condizionato“, è stata presa dal panico. Nei diversi rifugi in cui sono stati obbligati a nascondersi, per lei la notte era il momento peggiore: “Non passava mai“. Ma, ha sottolineato, “per i rapitori è un`attenuante il fatto che alla fine non ci abbiano fatto alcun male, che siamo tornati a casa sani e salvi“. Sui particolari del rapimento, nessuno dei tre viaggiatori padovani – oltre a Maura Tonetto, il medico Piergiorgio Gamba e l`insegnante Camilla Ramigni – ha voluto parlare, per via delle indagini in corso. Hanno invece annunciato che oggi rientreranno tutti al lavoro. Una festa dopo l`altra, tra amici, parenti e tutte le famiglie unite, anche per Enzo Bottillo e la sua compagna Patrizia Rossi, a Basiglio. Un clima sereno e gioioso che è stato appena scalfito dalle polemiche sui cosiddetti viaggi a rischio, che quindi in qualche modo riguardano anche la coppia milanese e gli amici padovani, visto che il Codacons bolla gli ex ostaggi come “incoscienti, non eroi“. Il Codacons, infatti, che ha sostenuto che i cinque rapiti devono restituire allo Stato italiano complessivamente 600.000 euro, ha presentato in proposito un esposto alla Corte dei Conti. Critiche sono arrivate anche dal senatore della Lega Celestino Pedrazzini: “A quando la responsabilizzazione dei nostri “eroi“, turisti per caso, che tornano con le risorse della collettività?“. “Sì, forse la cosa che più mi è spiaciuta è stata quella di essere considerati degli incoscienti – racconta Patrizia Rossi, 44 anni, un passato da modella – Prima di partire noi abbiamo preso tutte le informazioni necessarie e, considerando anche le responsabilità che abbiamo verso i nostri figli, non ci saremmo mai avventurati in posti a rischio“. “A noi è capitata una disgrazia, un incidente, che sarebbe potuto accadere ovunque – aggiunge il compagno Enzo Bottillo, 51 anni, titolare di diverse scuole guida – Non siamo certo andati in Afghanistan sotto un bombardamento, ma in un paese come lo Yemen che è pieno di turisti, come Malindi, come Zanzibar e quindi in una situazione potenzialmente tranquilla“. Per Bottillo la disavventura non cambia comunque la sua opinione sullo Yemen “un paese meraviglioso, fatto di gente meravigliosa“. “E non si può certo condannare un intero paese per un gruppo di disgraziati che, tra l`altro, hanno dimostrato di essere degli sprovveduti ed incapaci – ha sottolineato Enzo riferendosi ai loro sequestratori – Anni fa da noi, e penso alla Sardegna, accadevano magari le stesse cose ma questo non vuol dire che tutta l`Italia fosse un paese di sequestratori“. “La sorpresa più bella di tutta questa storia è stata vedere le nostre famiglie unite – ha detto Patrizia senza nascondere la commozione – Le mie figlie e quelli di Enzo insieme, e insieme a loro tutti gli altri, i miei fratelli, i miei genitori con i parenti di Enzo: non era mai successa una cosa del genere prima, neppure per un Natale o per qualunque altra ricorrenza“. Ora si attende la grande festa, quella “indimenticabile“ che il figlio di Enzo, Luca, ha promesso per il padre. Luca, 24 anni, per i primi giorni del sequestro si è trovato da solo ad affrontare la situazione nella casa di Basilio dove vive insieme al padre, alla compagna e alle sue due figlie.
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