29 Ottobre 2009

Il Codacons difende il “supermultato”

Colpito da undici sanzioni.  I consumatori: «Il giudice doveva sospenderle»

 ROVIGO «Non si può ridurre sul lastrico un cittadino per fare cassa. Chi amministra dovrebbe usare sempre il buon senso».  Il Codacons prende atto della notifica del giudice di pace rodigino, che ha rifiutato di sospendere le multe e la decurtazione dei punti all’automobilista sanzionato undici volte dall’autovelox della tangenziale Est. Il giudice, infatti, respinge la richiesta contenuta nel ricorso presentato dall’associazione per i diritti dei consumatori, «non ricorrendo i gravi motivi» previsti dalla legge. Ma così l’ automobilista, che per raggiungere il posto di lavoro ha bisogno del mezzo, rimarrà appiedato come minimo fino al 14 aprile, data della prima udienza. I cinquantacinque punti decurtati, infatti, equivalgono all’azzeramento della patente. Senza contare le multe: lui ha pagato la prima, ma restano circa 1.700 euro da sborsare, che non ha. «Mi dispiace che non si sia tenuto conto che, senza automobile, questa persona rimarrà senza lavoro – commenta la presidente, Maria Chiara Crivellari – . Capisco che non sia previsto dalle norme, ma non vedo cosa costasse sospendere le sanzioni fino alla sentenza. Il codice civile recita che in ogni adempimento bisogna usare la diligenza del buon padre di famiglia».  Il giudice non ha tenuto conto neppure dei rilievi mossi dal Codacons nel ricorso, in primis la critica ai tempi di consegna eccessivamente lunghi. L’automobilista, infatti, si è visto recapitare le sanzioni solo dopo 150 giorni. Nel frattempo, percorrendo la tangenziale tutti i giorni, le multe si sono accumulate. «Il termine dei 150 giorni dovrebbe essere un’eccezione per difficoltà a reperire il destinatario, mentre ormai è l’abitudine», dice Crivellari. Il motivo di tanta attesa è ancora più oscuro se si considera che l’automobilista, all’ennesima multa ricevuta, si è rivolto ai vigili per sapere se ci fossero altre sanzioni in arrivo, scoprendo che erano semplicemente in giacenza e disponibili immediatamente su richiesta.  Al di là di questo, il ragionamento del Codacons è semplice: prima si notifica la violazione, prima il responsabile può rimediare. «Così non si fa prevenzione – continua Crivellari – . Chi viene fermato subito e avvisato dell’infrazione, può innanzitutto difendersi o quanto meno può smettere di ripetere l’infrazione ». La vittima del photo red, invece, era inconsapevole di avere superato il limite di velocità finché non hanno iniziato a piovere le prime multe.  E non sarebbe l’unico: il Codacons sta seguendo altri casi di viaggiatori ignari che in quel tratto di tangenziale il limite si abbassa da 90 a 70 chilometri orari. Secondo i protagonisti, la segnaletica non sarebbe abbastanza chiara. In altri comuni, in verità, agli autovelox sono abbinati «dissuasori» luminosi che indicano la velocità, dando il tempo di rallentare. Lì invece la macchinetta è segnalata solo da un cartello. «E’ chiaro che il photo red è lì per fare cassa e non per tutelare la sicurezza».

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