5 Gennaio 2012

Il Codacons denuncia Zaia all’ Antitrust

Il Codacons denuncia Zaia all’ Antitrust L’ accusa: «Consumatori danneggiati dal ricorso del Veneto contro la liberalizzazione di orari e aperture commerciali»

VENEZIA L’ associazione dei consumatori Codacons denuncerà Luca Zaia all’ Antitrust, sollecitando nei suoi confronti una «sanzione salatissima». E questo perché il governatore del Veneto ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale contro l’ articolo 31 della manovra Monti che liberalizza gli orari e l’ apertura di negozi e pubblici esercizi. «E’ un provvedimento che promuove e tutela la concorrenza, lo attendiamo da vent’ anni», afferma il Codacons «ostacolarlo è deplorevole e dimostra come l’ interesse dei cittadini non sia mai in cima alle priorità della classe politica». Governatore Zaia, perché la Regione si oppone alla liberalizzazione del commercio? «Chiariamo i fatti: in Veneto i negozi possono restare aperti dalle 7 alle 20 e per venti domeniche all’ anno; ci pare che basti, invece Monti vuole una deregulation totale che sarebbe rovinosa per i piccoli commercianti. Il nostro tessuto regionale non è fatto di metropoli e le stesse città storiche di contano sulle dita di una mano: abbiamo tanti paesi dove i negozi al dettaglio svolgono una funzione sociale, non solo economica. Costringerli ad ampliare orari e aperture per fronteggiare la concorrenza dei colossi, senza neppure dotarli di strumenti accessori per la flessibilità nelle assunzioni, equivale a condannarli a morte». I sostenitori del provvedimento affermano che una maggiore concorrenza farà scendere i prezzi favorendo così i consumatori. «Non è così. La corsa al ribasso dei prezzi è già in atto ma i costi fissi sono diversi: oltre un certo limite non ci sono gli sconti ma il fallimento. Nel mio paese c’ è una signora che da cinquant’ anni vende elettrodomestici, ha un negozietto, l’ altra sera ci ho trovato mio nonno che comprava le pile… non si può trattarla come se fosse Trony. Queste norme sono state ideate dai burocrati di Bruxelles che vengono da Parigi o Francoforte: applicarle a un reticolo di piccole comunità, come le nostre, equivale a desertificarle e a sancire la dittatura dei moloch della grande distribuzione». I liberisti ribatterebbero che è la legge del mercato. «E allora non lamentiamoci se i centri urbani diventano invivibili e la qualità della convivenza peggiora. Invito gli alfieri della deregulation a fare una visita ai tribunali fallimentari, vedranno quante attività commerciali stanno chiudendo i battenti e quante hanno l’ acqua alla gola e lavorano in perdita, magari per ragioni di dignità e attaccamento professionale. Noi siamo favorevoli alla concorrenza e al mercato ma non alla legge del più forte che schiaccia il debole». Il Governo è convinto che l’ ampliamento di orari e aperture favorirà i consumi. «E’ un’ assurdità, i clienti sono sempre gli stessi. Quale commerciante rinuncerebbe a questa opportunità se davvero fosse conveniente? Non a caso tutte le associazioni di categoria sono contrarie». Intanto Codacons intende denunciarla e paventa 8 miliardi di danni per l’ economia italiana nel caso la Corte bocciasse le liberalizzazioni. «Non capisco né condivido questo atteggiamento intimidatorio: noi abbiamo semplicemente chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità di queste misure che, oltretutto, riteniamo debbano essere di competenza regionale e non statale. Altrettanto hanno fatto i presidenti di quasi tutte le Regioni, di ogni colore politico. Vorrà pur dire qualcosa, altro che le cifre in libertà… La verità è che c’ è ormai un clima esasperato ma non ci faremo intimidire: andremo avanti su questa strada». Lei si erge a paladino del commercio al dettaglio ma la sua giunta ha detto sì al gigante Veneto City. «Abbiamo approvato la variante di una partita che è regolata a livello nazionale, tutto qua. D’ altronde, con questi chiari di luna, mi chiedo quale appeal Veneto City sia in grado di esercitare sugli investitori. Ma io non sono un imprenditore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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