Il Codacons denuncia la Regione “Vuole gettare i rifiuti in Albania“
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fonte:
- la Repubblica
“Il costo del trasporto attraverso l´Adriatico raddoppierà la tariffa richiesta agli utenti“
La difesa: è vietato lo smaltimento nei Paesi extra Ue ma non la produzione di energia
I rifiuti? In Albania. Così la Regione risolverà l´emergenza ambientale nel bacino Bari 5. Ma il Codacons non ci sta e presenta un ricorso nel quale denuncia: il trasporto dei rifiuti nei Paesi extra-Ue è vietato dalla commissione europea.
L´impugnazione del decreto del commissario delegato all´emergenza ambientale Raffaele Fitto è stata notificata oggi. A presentarla è il vicepresidente nazionale dell´associazione di difesa dei consumatori, Alessandro Amato, e dall´avvocato barese Vittorio Triggiani. Oltre che contro Fitto e il presidente del consiglio, il ricorso è rivolto contro il Consorzio laziale rifiuti, Co.la.ri, che in raggruppamento temporaneo d´impresa con la Gesenu, la Secit, l´Icogi e la Ecoservizi, s´è aggiudicata l´appalto per la realizzazione del termovalorizzatore nel Sudest barese. L´associazione dei consumatori chiede l´annullamento del decreto del commissario delegato per l´emergenza ambientale che ha fatto vincere l´appalto al consorzio. Come a Bari, il Codacons protesta contro la tariffa offerta dall´associazione – pari a 83,58 euro per tonnellata ? che sarebbe «sensibilmente superiore al costo medio rinvenibile sul mercato». Le tasche dei cittadini, però, potrebbero risentirne, secondo il Codacons, anche per un altro motivo: per «la previsione di trasformare in energia il combustibile da rifiuti prodotto nel Bacino Bari 5 in un impianto (da realizzare) in Albania riversando sull´utenza gli ingenti costi aggiuntivi relativi al trasporto e al conferimento del “cdr“ al di là dell´Adriatico, nel territorio di uno Stato esterno alla comunità europea». Il Codacons cita il passaggio della commissione che ha valutato i progetti nel quale «si prevede la trasformazione energetica dei rifiuti nell´impianto di Kashar, a 18 chilometri da Durazzo, in Albania, impianto da realizzare».
A fronte di tale configurazione tecnologica ed impiantistica, di certo non adeguatissima né evoluta, ed in ragione della previsione di oneri aggiuntivi dovuti al trasporto del combustibile in Albania, l´associazione d´imprese guidata dalla Co.la.ri. ha quantificato la tariffa per tonnellata. Ma sulla cifra di 83,58 euro per tonnellata, argomentano Amati e Triggiani, incidono gli “oneri aggiuntivi“ che consistono in «oltre cinque milioni di euro all´anno pressocchè interamente imputabili al costo del trasporto e del conferimento del Cdr presso il termovalorizzatore da realizzare in Albania. In altri termini, la scelta di trasformare in energia ben 43.992 tonnellate annue di “cdr“ nell´impianto di Kashar graverà sugli utenti del bacino Bari 5 che dovranno corrispondere all´associazione di imprese una tariffa che tiene conto dell´incidenza di esorbitanti connessi al trasporto ed al conferimento del combustibile in Albania». Addirittura l´associazione dei consumatori calcola che «oltre la metà (4.421.196 euro) dell´ammontare complessivo dei costi annui di gestione (pari a 8.288.279 euro) sono imputabili alla scelta di “esportare“ i rifiuti». E questa scelta non solo «non avrà ripercussioni positive sull´utenza del Bacino Bari 5» perché «gli unici vantaggi si riverseranno proprio sull´aggiudicataria, posto che – a quanto consta – il termovalorizzatore di Kashar sarà realizzato e gestito dalla società italiana «Albanianbeg ambient», con sede sociale a Tirana, che fa capo al consorzio Co.la.ri.».
Insomma: il ciclo di gestione dei rifiuti «terminerà con il trasporto e il conferimento del combustibile nel termovalorizzatore di Kashar, sicchè la cessione del combustibile oltre la frontiera italiana determinerà l´aberrante conclusione che – dopo averne sopportato i costi – la collettività non potrà neppure giovarsi dei vantaggi derivanti dal recupero di energia, che – al contrario – andrà a esclusivo beneficio dell´aggiudicataria». E questo contrasterebbe anche con le linee fondamentali d´indirizzo del piano di gestione dei rifiuti approvato dalla Regione, «il cui obiettivo, sotto il profilo del recupero energetico, è quello di assicurare l´utilizzazione del “cdr“ «mediante la cessione ad impianti privati di produzione di energia ?elettrica o termica – ovvero, in mancanza di questi ultimi, in impianti dedicati ritenuti utili per assicurare l´effettiva chiusura del ciclo dei rifiuti urbani da parte dei comuni associati in Autorità di gestione, i quali li realizzeranno nel rispetto delle norme dettate per gli enti locali in materia di opere pubbliche».
Contro l´esportazione in Albania dei rifiuti s´è espressa anche Greenpeace. «La commissione europea, in passato, ha dato parere negativo a questa procedura ? spiega Roberto Ferrigno ? che viene legalizzata attraverso un escamotage che secondo noi rivela una certa ambiguità. L´esportazione dei rifiuti non viene presentata come smaltimento, cosa che è assolutamente proibita, ma come recupero energetico. Informeremo della cosa gli organi competenti a Bruxelles e i nostri rappresentanti in Albania: dubito che gli albanesi possano accettare una decisione del genere».
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