8 Giugno 2012

Il Codacons denuncia il caro-concerti. Madonna al top, 178 euro a biglietto

Il Codacons denuncia il caro-concerti. Madonna al top, 178 euro a biglietto

Luca Ciliberti Entra nel vivo la stagione dei grandi eventi musicali in Italia. Una carrellata di artisti internazionali che attraverseranno la penisola esibendosi nelle cornici più suggestive del nostro paese. Teatri e palasport di provincia, utilizzati spesso in inverno, non garantiscono certo i numeri e il colpo d’ occhio di luoghi all’ aperto come lo stadio Meazza a Milano, l’ Arena di Verona e il Teatro Antico di Taormina. «In un momento in cui la discografia mondiale risente di un drastico calo nelle vendite dei dischi, i concerti dal vivo rappresentano una occasione di guadagno per artisti e organizzatori di eventi – spiega il Codacons – In tal senso abbiamo svolto una indagine per verificare quanto costi ai cittadini assistere alle perfomance dal vivo dei grandi cantanti e musicisti stranieri che si esibiranno questa estate in Italia». I risultati della ricerca non sono incoraggianti per gli appassionati di musica che, volendo partecipare agli live principali sono costretti a sborsare fior di quattrini. Dall’ indagine del Codacons emerge come il concerto in assoluto più dispendioso sia quello di Madonna, per il quale un ingresso arriva a costare anche 178 euro. Sopra quota 100 euro si collocano anche Sting (150 euro nelle poltronissime a Taormina, biglietti polverizzati in due giorni), Keith Jarrett (fino a 127 euro), Bruce Springsteen (fino a 119 euro) e Leonard Cohen (fino a 103 euro). Si risparmia notevolmente se ci si sposta di settore allontanandosi dal palco. Al Teatro Antico per Sting il prezzo più economico è di 60 euro, per Ben Harper si pagano 46 euro in tribuna non numerata. «Da un paio d’ anni i costi a livello nazionale si sono allineati alla media europea – spiega il manager Carmelo Costa – le spese di produzione sono aumentate a dismisura e contestualmente anche gli artisti hanno rincarato sensibilmente i propri cachet». Costa spiega che sarebbe semplicistico e riduttivo fare i conti facendo riferimento solo al prezzo del biglietto più costoso: «A Taormina, in una location prestigiosa come quella del Teatro Antico, i posti più cari sono solo 300 a fronte di 4.500 disponibili su pianta, che è la capienza al completo della cavea. Dell’ intera operazione commerciale, a noi rimane il 25% del biglietto con il quale dobbiamo fare fronte ai costi di gestione (affitto del teatro, Soprintendenza, ufficio tecnico, rider, ecc); il 20% serve per pagare Siae e Iva; il 55% lordo va all’ artista, che anche quando va male lo show, può contare su un minimo garantito. Insomma, alla fine rischiamo solo noi». Carmelo Costa punta il dito contro l’ assenza delle istituzioni: «Una volta avevamo strutture gratuite e contributi pubblici, che insieme contribuivano ad abbassare il costo finale del biglietto – sottolinea – oggi siamo costretti a pagare tutto noi mentre con i soldi pubblici si finanziano sagre e mercatini locali. La politica sottovaluta che gli show degli artisti internazionali portano turismo e riempiono hotel e ristoranti». E il futuro si prospetta ancora più opaco: «Se a ottobre l’ Iva sarà ritoccata del 2% – conclude – i rincari si riverseranno a cascata sul prezzo finale del biglietto che potrà aumentare anche del 10%. Un ulteriore colpo a un settore che oggi sta facendo fatica a resistere alla crisi».

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