20 Febbraio 2002

Il Codacons contro l`Istat

NON BASTA la minaccia di sciopero

NON BASTA la minaccia di sciopero che ritarderebbe la consegna dei dati sui conti pubblici in relazione al patto di stabilità (con relativo imbararazzo del governo italiano, che dovrebbe fornire il dossier alla Commissione Ue entro il primo marzo): l?Istat è sotto tiro, è contestata anche per quella parte della sua produzione che segna i progressi (e i regressi) della politica economica italiana, i dati sull?inflazione. Le associazioni dei consumatori hanno deciso infatti di contestarne la sostanza, sostenendo tra l?altro che il changeover lira-euro sarebbe stata una delle cause della `fiammata` del costo della vita di queste settimane, il che portererebbe ad un »3% alla fine dell`anno di aumento dei prezzi. Codacons, Adiconsum, Unione dei Consumatori hanno chiesto al Tar di verificare la correttezza dei dati resi noti dall`Istituto nazionale di statistica: oppongono – difatti i consumatori – incrementi che porterebbero un aggravio nelle tasche degli italiani di 500 euro (pari ad un milione di lire) nel corso del 2002. Per il segretario di Adiconsum, Paolo Landi, queste “perplessità erano già state formalizzate dopo la prima rilevazione di gennaio“ che aveva presentato una crescita dello 0,2% sul mese precedente, mentre si registrano -sempre secondo i consumatori – aumenti della tazzina di caffè pari al 2,24%, della pizza del 20%, della discoteca del 6,5%, delle lavanderie del 21% o del noleggio di video cassette del 10,6%. Senza pensare al “gratta e vinci“ che è aumentato del 45%. Ma il ricorso al Tar
mette anche sotto accusa il Governo per non aver controllato i prezzi e le tariffe, nonostante le grandi promesse e gli impegni sottoscritti da Confcommercio e Confesercenti per un passaggio all`euro “morbido“ e senza arrotonamenti in modo anche da frenare chi intedeva speculare. Però le posizioni dei consumatori lasciano “freddi“ a via Balbo, sede dell`Istat, forti del fatto che la certificazione del dato dell`inflazione viene approvata anche da Eurostat, la struttura europea di statistica, che certo non può essere anch`essa considerata poco affidabile, altrimenti “i conti della Vecchia Europa sarebbero tutti opinioni, senza valore legale, spiega un esperto, con l`effetto che chiunque potrebbe dire che non sono attendibili, ma allora saremmo in un povero Paese dell`Africa subsahariana“. Lo stesso dicastero delle Attività Produttive, su richiesta del Ministro Antonio Marzano, ha fatto una rilevazione a metà gennaio, arrivando alla valutazione che l`impatto dell`Euro sui prezzi era stato limitato, e quindi l`allarme era ingiustificato. Cosa diversa è invece indicare casi precisi di ingiustificati aumenti (e su questo tocca alle forze dell`ordine intervenire), che con la scusa dell`arrotondamento hanno scelto di ritoccare in modo, anche consistente, i prezzi. Secondo gli economisti difatti un aumento del 4,5% sulle piccole spese (dal giornale, al caffè, al cornetto, al parcheggio) era prevedibile ed è avvenuto, ma questo nell`economia generale dell`inflazione pesa alcune frazioni di punto su base annua (»0,2-0,3%), quindi una crescita minima.


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