10 Marzo 2015

Il Codacons: colletta per aiutare il ladro rom

Il Codacons: colletta per aiutare il ladro rom

di Luana de Francisco Finora hanno pagato il Codacons, la Caritas e pochi altri. Ma adesso, di fronte al distacco della corrente elettrica e alla chiusura dei rubinetti del gas, è la collettività intera a essere chiamata in causa. «Aiutiamo Mario Levacovich e la sua famiglia e facciamolo attraverso una colletta, che gli permetta di saldare i propri debiti e uscire dal carcere». L’ appello arriva da Vitto Claut, avvocato di Pordenone e presidente del Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. E la raccolta di denaro di cui parla, fino al raggiungimento di 500 euro, servirà a riaccendere luce e termosifoni, oltre che il dispositivo del braccialetto elettronico, nella casa del nomade di 48 anni per il quale il tribunale, la settimana scorsa, ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari, con la misura cautelare in una cella di via Spalato. Levacovich era stato arrestato dai carabinieri in dicembre, per una serie di furti in abitazione, messi a segno nell’ arco di un mese e mezzo appena, tra Martignacco, Tricesimo, Porpetto, Gemona e Fagagna, insieme ad altri due complici. Il Riesame di Trieste gli aveva concesso la misura meno afflittiva dei domiciliari, a condizione di indossare il braccialetto che garantisce la sorveglianza costante, seppure a distanza, dell’ indagato. A seguito del mancato pagamento di sei bollette alla Green Network, gli era stata tagliata la fornitura. E insieme agli elettrodomestici, aveva cessato di funzionare anche il braccialetto. Da qui, il suo trasferimento da via Divisione Garibaldi Osoppo, dove abita, alla vicina casa circondariale, dove pure in passato aveva trascorso già diversi periodi di detenzione. E da qui, anche, la mobilitazione del Codacons. «Quella di Levacovich e della sua compagna Cinzia Braidich – spiega Claut – è una delle famiglie con particolari disagi economici che il Codacons segue, insieme ad altre realtà, tra cui la Società di San Vincenzo de Paoli, l’ associazione Terra agli ultimi emarginati, Cericot e, naturalmente, la Caritas. Non appena ricevuto il mandato a rappresentarli con enti pubblici, nel novembre 2013, abbiamo chiesto un incontro con i Servizi sociali del Comune, affinchè li prendessero in carico. Ebbene, – continua – a tutt’ oggi non c’ è stato ancora un riscontro. E la signora Braidich sta ancora attendendo anche un contributo sociale di 500 euro chiesto al Comune per il 2014». L’ obiettivo del Codacons è sbloccare la situazione. Anche perchè, nella casa popolare del quartiere Aurora, vivono anche la figlia Sania, di 19 anni, e il nipote. «Sono entrambe persone con disagi anche fisici e non vedo come si possa permettere che vivano senza luce, riscaldamento e gas per cucinare – afferma Claut -. È vero, il Comune sta pagando l’ affitto all’ Ater, ma questo non basta. Bisogna creare una progettualità, per persone come loro da anni nella miseria». Per la verità, è stato sempre il Comune ad assegnare alla Braidich, 47 anni, un lavoro di badant. «Due ore al giorno, per sei giorni a settimana, per un totale di 350 euro, più contributi previdenziali – precisa il legale -. Ma da due mesi, cioè da quando ha cominciato, di quei soldi non ha vista neppure l’ ombra, visto che neanche l’ anziana che assiste è in grado di pagarla». Eppure, a sentire il Codancons, la voglia di lavorare non manca a nessuno dei due. «Lei, pur di racimolare qualcosa, va a chiedere l’ elemosina davanti alle Grazie – riferisce Claut -, e lui si era presentato all’ Ufficio di collocamento. Ma ora, con il regime domiciliare, è fortemente limitato e non trova neppure offerte di lavoro da presentare al giudice. Probabilmente, se fossero supportati come dovrebbero, non andrebbero in giro a delinquere». E allora, l’ unica soluzione per uscire dall’ empasse è parsa quella della “colletta”. «Le bollette non pagate partono dallo scorso ottobre e ammontano a poco più di mille euro – spiega ancora Claut -. I primi 600 euro li abbiamo raccolti e versati noi. Per la parte restante, ci affidiamo al buon cuore della gente». Ma non è soltanto una questione di generosità. «Un detenuto costa circa 200 euro al giorno – ricorda -, cioè molto di più delle bollette. E allora, visto che si tratta di soldi pubblici, forse varrebbe la pena aiutarlo a uscire. Senza contare i problemi di salute, e al cuore in particolare, di cui Levacovich soffre. Circostanza sulla quale insisterà il suo difensore, avvocato Maria Elena Giunchi, nell’ istanza di revoca al gip. «Ha una situazione molto pesante – evidenzia il legale – e incompatibile con la detenzione carceraria. L’ ultimo infarto, non a caso, lo aveva colto proprio mentre si trovava dentro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox