3 Marzo 2008

Il Codacons chiede un’indagine epidemiologica …

Il Codacons chiede un’indagine epidemiologica per "definire l’attuale stato di salute della nostra comunità". La ricerca, secondo il Comitato di associazioni a difesa dei consumatori e dell’ambiente, sarebbe utile a "testare i livelli di malattie derivanti dall’emissione di inquinanti atmosferici e dalle falde acquifere contaminate", e inoltre alla valutazione preliminare dell’insediamento di eventuali termovalorizzatori.  "Il tema degli inceneritori, dopo lo scandalo rifiuti in Campania, s’è inserito di prepotenza nella campagna elettorale": ma secondo la presidente del Codacons di Rovigo Chiara Crivellari, "non si può presentare la combustione dei rifiuti come un esempio di virtù e attenzione verso l’ambiente". Perché, ricorda Crivellari, "gli inceneritori per essere competitivi e remunerativi devono essere attivi 24 ore su 24". Cioè funzionare a pieno regime. In Veneto è stata indicata la necessità di due nuovi termovalorizzatori: uno da collocare tra la Bassa Padovana e il Polesine.  Il timore del Codacons è che i nuovi inceneritori, per funzionare a pieno regime, finiscano per "bruciare di tutto". "Chi prende la Germania come termine di paragone – afferma Chiara Crivellari – dovrebbe sapere che non c’è confronto. In Germania i centri abitati sono concentrati, divisi dalle zone industriali. Invece in Veneto i centri abitati sono tanti e all’interno di zone industriali: come nella Bassa Padovana, dove i cementifici che vorrebbero bruciare rifiuti per ricavare energia, sono all’interno di centri abitati".  "Parlare di termovalorizzatori – continua Chiara Crivellari del Codacons – significa anche ricordare che la resa energetica dei rifiuti è di circa il 20\% rispetto ai combustibili. E che un terzo dei rifiuti bruciati rimane in forma di ceneri Ed è qui che si concentrano la maggior parte dei metalli pesanti". Mentre "la quasi totalità delle diossine bruciate con la postcombustione, invece, si riforma al passaggio dei fumi nella ciminiera, per l’abbassamento della temperatura". "In atmosfera, così, si emettono ceneri volanti e PM10, PM2,5 e PM1. Infine, per abbattere gli acidi presenti, i fumi sono trattati con calce producendo ulteriore rifiuto: circa 25 kg di gesso per ogni tonnellata di spazzatura".  Chiara Crivellari del Codacons, fatti due conti, ricorda che per ogni tonnellata di rifiuto conferito, un inceneritore produce: 300 kg di ceneri di fondo; 25 kg di gesso; 30 kg di ceneri volanti disperse sul territorio; 1.000 kg di fumi che sarebbero respirati nella Bassa Padovana e in Polesine da un bacino di oltre 200.000 persone; e inoltre 650 litri di acque di scarico per raffreddare i fumi. "Insomma – conclude Crivellari – facendo i conti della serva, nonostante le tecniche di combustione siano migliorate, non si riesce a diminuire ulteriormente l’emissione degli inquinanti citati e la massa dei prodotti di scarto è superiore a quella di ingresso nell’inceneritore, che tuttavia riduce dell’80\% il volume dei rifiuti conferiti".  Perché piuttosto, chiede il Codacons, nessuno in campagna elettorale sostiene di interviene concretamente per il contenimento della produzione del rifiuto?.

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