16 Gennaio 2009

Il Codacons chiede la sostituzione del tutore

Il Codacons chiede la sostituzione del tutore mentre i radicali domenica organizzano una fiaccolata davanti all’istituto di Lecco

La "Piccola Patria" friulana a quanto pare non ce la farà ad essere accanto a Beppino Englaro e alla figlia Eluana. Ormai viene dato per scontato un rifiuto da parte della Casa di cura "Città di Udine", l’istituto privato che avrebbe dovuto accogliere la donna in stato vegetativo permanente per l’attuazione della sentenza che autorizzava la sospensione della nutrizione forzata, anche se non è stato ancora emesso un comunicato ufficiale, cosa che è attesa per oggi. Se ciò trovasse conferma nella nota (alla quale, ha anticipato la portavoce, Roberta Zavagno, seguirà solo silenzio), questa vicenda si sarebbe conclusa nella maniera più inconcludente. In pratica si è rimasti arenati al punto di partenza, a un mese fa, al momento della conferenza dell’amministratore delegato Claudio Riccobon seguita all’intervento del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Quell’atto aveva avuto l’effetto di fermare l’ambulanza che avrebbe dovuto portare Eluana a Udine, dove era stata messa a disposizione una stanza per lei e dove era pronta un’èquipe sanitaria di volontari per assisterla. La Clinica aveva chiesto di non essere lasciata sola a condividere il percorso ma le è giunto nessun segnale che la facesse sentire al riparo da conseguenze di carattere economico. Più volte il presidente della giunta regionale Renzo Tondo, pur umanamente vicino agli Englaro, ha ribadito che si è dinanzi a un rapporto tra privati. E adesso? «Non mi fermerò» ha ripetuto Beppino Englaro che desiderava attuare la volontà della figlia senza obbligare nessuno. Da Lecco niente commenti, si spera fino all’ultimo in un ripensamento della Clinica. Non sono giunte altre offerte di accoglienza e Beppino Englaro non ha mai pensato di recarsi all’estero. Abbastanza improbabile anche che si rivolga ad altre Regioni. L’ipotesi di servirsi di un alloggio privato viene scartata, o meglio tenuta come ultima. La possibilità più attendibile sembra allora essere quella di adire il Tar della Lombardia per chiedere l’applicazione della sentenza in una struttura pubblica. Gli Englaro potrebbero imboccare questa via, dopo una pausa di valutazione. Intanto la procura generale di Milano ha archiviato la richiesta presentata dall’associazione Solidarietà, giustizia e pace e dal Centro di aiuto alla vita per la revoca del decreto di autorizzazione a sospendere i trattamenti della Corte d’appello lombarda.  Ma la battaglia legale non si placa: il Codacons del Friuli Venezia Giulia, dopo aver incassato un primo no dal giudice tutelare, si è rivolto al tribunale di Lecco chiedendo ancora una volta un provvedimento di revoca e sostituzione del tutore della donna che è il padre. L’udienza è fissata al 24 febbraio. E a Lecco 17 rose saranno lasciate a Eluana davanti alla clinica Talamoni dove si trova dal ’92 dai radicali che hanno programmato una fiaccolata per domenica, nel giorno esatto dell’inizio del dramma. Tante rose come gli anni trascorsi dall’incidente stradale che ha inchiodato Eluana in un letto.

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