4 Luglio 2011

Il Codacons: “C’è una legge ma non basta”

 Le truffe come la Ruota dell’ abbondanza o della solidarietà sono difficili da punire in tribunale» dice l’ avvocato Alberto Adamo, responsabile dell’ Agenda penale dell’ associazione di consumatori Codacons .
«Ma l’ informazione e le denunce alle forze dell’ ordine sono essenziali e possono essere efficaci».
Perché è difficile colpire queste truffe piramidali? «Una legge specifica, la 173, è stata introdotta nel 2005 per vietare questo genere di attività alle società.
E all’ epoca c’ erano in effetti delle società che operavano così.
Ma il divieto è stato aggirato da gruppi di persone che non si costituiscono in società.
Perciò, di fatto, oggi gli individui che realizzano questo tipo di catena possono solo essere accusati del reato di truffa».
Beh, un profano potrebbe pensare: un’ accusa per truffa basta e avanza, no? «Eh no, perché definire le piramidi come delle truffe è improprio.
La truffa presuppone un artifizio o raggiro per ottenere un guadagno ingiusto.
Se si organizzano delle riunioni con degli imbonitori, che usano mezzi psicologici per indurre la gente a entrare nel meccanismo, come ha documentato la vostra infiltrata, l’ artifizio e il raggiro possono starci, se si è in contatto col 1˚ anello della catena.
Ma se i truffati del 3˚ livello truffano quelli del 4˚ livello, a fare la parte dei truffatori sono quelli del 3˚ livello? O sempre quelli del 1˚? E poi la legge richiede anche un dolo specifico, una volontà di truffare sapendo che i soldi andranno persi.
Però il guadagno può sempre esserci: a qualunque livello qualcuno, molto abile, può riuscire a guadagnare.
E’ una truffa prospettare questo guadagno, che può esserci? E questo guadagno, se arriva, è ingiusto? Ci sarebbe da discuterne».
Sta dicendo che la legge è impotente? «Il giudice difficilmente condanna per truffa in questi casi, ma può ricorrere a specifici articoli della legge 173 del 2005, come quello che vieta alle società di pagare i dipendenti in proporzione a quanti clienti riescono a procacciare».
Non sembra che sia applicabile alle piramidi organizzate da gruppi sciolti di imbroglioni…
«E invece le due circostanze possono essere assimilabili, perché a volte per avviare il meccanismo, gli ideatori della catena pagano o abbuonano le quote iniziali di un limitato numero di persone, per indurle a cercarne altre».
E al di là di questo? «Le denunce, nel caso delle piramidi come nelle truffe di ogni altro tipo, sono utilissime, perché anche se poi non si arriva a giudizio, la polizia, i carabinieri la guardia di finanza scrivono i nomi dei truffatori nei loro casellari, fanno accertamenti su società, creano difficoltà agli imbroglioni, e spesso scoprono irregolarità fiscali, o reati diversi dalla truffa».
Circola molta informazione al riguardo.
Come mai la gente continua a cascarci? «A me risulta che la gente ci caschi molto meno, proprio grazie ai mezzi d’ informazione che ne parlano.
Ma certo, molte persone in difficoltà cedono all’ illusione del guadagno».
La Ruota della solidarietà vanta fini sociali.
Chi crede alle fattucchiere non si fa smontare dalle molte imbroglione smascherate, e ribatte: bisogna distinguere quelle vere da quelle false.
Sulle piramidi che cosa diciamo? «Diciamo un no assoluto a tutte.
Nessuna è buona o vera».
Quindi, non state zitti, denunciate sempre.
«Stando bene attenti ad attenersi ai fatti.
Lo dico perché capita spesso che le persone che hanno perso i soldi coloriscano un po’ troppo le loro denunce.
Lo fanno ingenuamente, per ottenere simpatia per la loro causa. Se le forze dell’ordine sono attente, evitano di riportare i particolari esagerati o inessenziali. Ma in certi casi capita che cose non vere, o fuori misura, finiscano nelle denunce, e quando succede, aldanno si aggiunge la beffa, perché i truffati rischiano di essere citati dai truffatori per calunnia. Nelle denunce basta dire la verità, senza forzarla». Si sente dire che trasmissioni tv, tipo «Striscia la notizia » o «Le iene», abbiano reso la gente più attenta e i truffatori più timorosi. «Risulta anche a me. Però anche qui metterei una nota di cautela. Come avvocato, ho avuto per cliente una persona che è stata messa alla berlina in tv per una pretesa truffa immobiliare. In realtà, c’era una documentazione scritta che dimostrava che questa persona era innocente. Il programma televisivo ha poi trasmesso la smentita, ma ormai la reputazione era rovinata, e questa persona innocente al momento non lavora».

 

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