1 Aprile 2016

Il Codacons attacca: «Il Governo è incompatibile a indire il referendum sulle trivellazioni»

Il Codacons attacca: «Il Governo è incompatibile a indire il referendum sulle trivellazioni»

• La bufera che si è abbattuta sul petrolio lucano ha riflessi nazionali e coinvolgono anche il referendum del 17 aprile prossimo. Ma il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, sgombra il campo da equivoci: «Le indagini sulle attività estrattive in Basilicata sono iniziate nel 2013 e sono state complesse e delicate: le richieste di misura cautelare sono state presentate tra agosto e novembre del 2015. Quindi prima del referendum e in tempi non sospetti: non dobbiamo parlare di giustizia a orologeria». Il tema referendario, comunque, rientra nel dibattito politico legato alle inchieste giudiziarie. Il portavoce nazionale dei Verdi, Gianfranco Mascia, tuona: «Che la Guidi facesse l’ interesse dei petrolieri, si sapeva, non c’ era bisogno dell’ intercettazione. C’ è un modo immediato per rispondere a cotanta arroganza mista a conflitto di interessi, mettendo a tacere le lobby che lei rappresenta: andare a votare sì al referendum». Intanto, proprio sulla scia delle intercettazioni che hanno portato alle dimissioni la ministra Guidi, il Codacons tuona: «Il Governo risulta assolutamente incompatibile ad indire il referendum sulle trivellazioni». L’ associazione annuncia battaglia legale contro l’ esecu tivo: «Quanto emerso a seguito dell’ in chiesta condotta a Potenza dimostra l’ in tenzione di far fallire il referendum sulle trivellazioni, così da favorire il settore del petrolio e le società interessate – spiega il presidente nazionale Carlo Rienzi -. Il contenuto delle intercettazioni di Guidi verrà ora portato dinanzi al Tar del Lazio, dove pende il ricorso per annullare la data del referendum, per dimostrare ai giudici come l’ unica via percorribile sia l’ election-day». Il Codacons annuncia inoltre la propria costituzione di parte offesa nell’ in chiesta aperta dalla magistratura a Matera, a tutela della collettività danneggiata dagli illeciti contestati, e in difesa dell’ ambiente. Anche Wwf e Legambiente intervengono sulle inchieste giudiziarie. Entrambe denunciano «un sistema pubblico ormai chiaramente incapace di svolgere un autorevole servizio di controllo e monitoraggio ambientale. Quella del petrolio si conferma una filiera oscura e foriera di distorsioni che danneggiano pesantemente i territori».

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