IL CODACONS ATTACCA “IL FATTO QUOTIDIANO”: QUANDO UN GIORNALE SCRIVE MA NON LEGGE
L’articolo del Fatto Quotidiano che trascriviamo di seguito dimostra la "schizofrenia" della stampa quando – come i bravissimi giornalisti del Fatto – evidentemente non hanno i fondi per comprare gli altri giornali o leggere i comunicati o partecipare ai convegni. Il Fatto dunque trattando l’argomento delle ludopatie – che solo il CODACONS da anni solleva in tutte le sedi e in tutte le salse – afferma che il prof. Guerreschi della SIIPAC bene grida allarme sul problema mentre il CODACONS fa ricerche non affidabili in quanto prende soldi dalla SISAL… SIC!!
Orbene:
- Il 4 novembre – invitato anche il Fatto ma assente – il CODACONS ha presentato al San Gallicano la più importante ricerca sulle ludopatie mai fatta e tra le varie relazioni vi è stata quella proprio del prof. Guerreschi della SIIPAC realizzata con il supporto essenziale della psicologa della SIIPAC Florinda Maione , e siccome il Guerreschi non soffre di sdoppiamento di personalità la sua relazione , come le altre, dicevano esattamente le stesse cose che pubblica Il Fatto copiando anche i dati scientifici tratti proprio dal materiale fornito dal CODACONS.
- Il CODACONS non prende un euro dalla SISAL in nessuna occasione e per nessuna ragione.
Ed ecco l’articolo di cui scriviamo:
Il governo: Nessun allarme sulla dipendenza da gioco. Ma gli esperti la pensano al contrario
Mi sembrano eccessivi i toni allarmistici sulle dipendenze da gioco, se la dichiarazione da "pompiere" a Il Giornale del 9 novembre fosse stata pronunciata dal proprietario di un casinò o di una sala scomesse, lo avremmo anche potuto comprendere. Il punto è che la frase in questione è dell’onorevole Francesco Giorgetti, deputato leghista e, soprattutto, sottosegretario alle Finanze. In base ai dati diffusi dai Monopoli di Stato, negli ultimi 6 anni, infatti, puntate e scommesse sui giochi pubblici, sono triplicate: dai 10,6 miliardi di euro nel 2004 ai 30,1 miliardi di euro esolo fino al primo semestre di quest’anno. I giochi, comprese lotterie e gratta e vinci, daranno allo Stato una raccolta nel 2010 di circa 60 miliardi di euro (dai 54-55 dello scorso anno) con un gettito di 8,6-8,7 miliardi. Gli italiani, insomma, giocano sempre di più. Ma per Giorgetti le ludopatie, le patologie annesse al gioco non devono mettere in cattiva luce un settore che fa di tutto per tutelare i suoi clienti. Eppure il Siipac, la società italiana di intervento sulle patologie compulsive, parla di vero e proprio allarme "dipendenza- gioco". Cesare Guerreschi, psicoterapeuta e presidente del Siipac, un luminare che da decenni studia le dipendenze compulsive, dichiara: "Lo Stato deve assumersi prima di tutto la responsabilità di un’indagine statistica seriaper capire la situazione reale sulla dipendenza da gioco, senza delegare a holding e gestori". E già perché le indagini sulla dipendenza da gioco nonsono proprio un esempio di imparzialità. L’ultima è quella realizzata dal Codacons con Monopoli di Stato e Sisal. Non proprio soggetti disinteressati.L’associazione a difesa dei consumatori da anni, infatti, svolge un servizio di ispettorato per le estrazioni del lotto e per questo, pochi lo sanno, percepice degli emolumenti dalla società privata Lottomatica; e poi c’è la Sisal, la concessionaria del Superenalotto, la lotteria più popolare ma anche quella con meno probabilità di vincita del montepremi finale: una su 622 milioni. Nel 2009 il gruppo presieduto dall’ex ministro delle Finanze, Augusto Fantozzi, ha registrato un giro d’affari di 9,4 miliardi di euro in crescita del 43%. Un gruppo che punta ad acquisire un altro colosso delle scommesse,il gruppo Snai. Ebbene la ricerca realizzata dai tre parlava di 1,5 milioni di cittadini che mette al primo posto nella sua vita il gioco. Tra questi chi sono maggiormente a rischio sono soprattutto le donne tra i 25 e i 45 anni. Giovani lavoratrici e casalinghe, madri di famiglia in molitssimi casi, sempre più assidue giocatrici di poker online e slot. Guerreschi sull’allarme "gioco e famiglia", osserva: "Le donne giocano per fuga, vogliono fuggire dalla crisi, molte di loro – continua – quelle sopra i 40 anni, sperano di sistemare la loro situazione economica" e aggiunge "personalmente ho iniziato una lotta contro l’alcolismo, 31 anni prima del2001, quando con incredibile ritardo è stata stilata una legge ad hoc. Ora con il gioco, siamo nella stessa situazione e con ritardi enormi".
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