24 Febbraio 2019

Il Codacons alla battaglia dei diamanti “Ecco come avere risarcimenti e danni”

i risparmiatori che hanno subìto la truffa dei diamanti possono muovere i primi passi per aderire alle azioni legali che intende promuovere il Codacons, per quanto tale strada possa rivelarsi lunga e incerta (come sempre in tribunale). L’ associazione dei consumatori scende in campo pubblicando sul sito Internet il modulo per compiere un atto formale: si tratta di chiedere alle banche e alle altre società coinvolte il rimborso dei soldi versati, oltre al risarcimento dei danni. Magari i i soldi non arrivano immediatamente, ma intanto si avvia la procedura. Dice il Codacons che «tutti i risparmiatori che hanno acquistato diamanti presso gli istituti di credito e gli operatori oggetto di inchiesta da parte della procura di Milano» possono tutelare la loro posizione, chiedendo il rimborso integrale degli investimenti, e avviate l’ iter per la costituzione di parte civile, in caso di futuro processo, per il risarcimento dei danni subiti, «da calcolare in relazione ai rendimenti che avrebbero determinato altri titoli nel periodo di detenzione dei diamanti». Compiere questo primo atto è facile: basta seguire le istruzioni sul sito del Codacons alla pagina https://codacons.it/truffa-dei-diamanti-agisci-con-il-codacons-per-recuperare-i-soldi-che-hai-investito/. Con tale azione il Codacons offre anche assistenza legale a tutti coloro che intendano denunciare una banca perché ritengono di essere stati truffati; gli investitori possono inviare la documentazione relativa all’ acquisto dei diamanti e ottenere una denuncia penale personalizzata. Attenzione: anche se sono coinvolte moltissime persone non si tratta di una «class action» ma di azioni individuali, e l’ avvocato Gianluca Di Ascenzo (del collegio di presidenza del Codacons) spiega a La Stampa il perché: «La strada è quella della denuncia penale, che è individuale, con la riserva di costituirsi poi parte civile. La “class action”, che è una causa civile, purtroppo si è rivelata poco efficace per come è stata introdotta nella legislazione italiana». Il nome è lo stesso della class action americana, ma la somiglianza, in pratica, finisce lì. «Ora in Italia si parla di riformarla – dice Di Ascenzo – e di creare una class action a livello europeo, ma sono prospettive incerte». Comunque non è detto che per far valere i propri diritti si debba per forza andare davanti al giudice: diverse banche, a cominciare dalle maggiori, cioè Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma anche altre, si sono già offerte di rimborsare i risparmiatori. Di Ascenzo avverte: «Le situazioni sono diversificate a seconda degli istituti. Ci sono quelli che offrono il rimborso integrale, altri che tengono conto del valore di mercato dei diamanti per come si è evoluto nel tempo. Inoltre le banche pagano, eventualmente, le somme perse, ma non i danni, che sono da quantificare in giudizio». C’ è poi la scadenza dell’ 8 marzo per insinuarsi al passivo di Idb, società fallita che proponeva i diamanti, e altre complicazioni per recuperare le pietre lasciate eventualmente in custodia presso la stessa Idb. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
luigi grassia

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