8 Dicembre 2002

Il Codacons accusa:i prezzi sono impazziti

I commercianti: -20%

Il Codacons accusa:i prezzi sono impazziti

Prezzi alle stelle. Presepi e alberi costano di più rispetto allo scorso anno. In alcuni casi anche del 25%. Il Codacons ha svolto un?indagine nella strada di San Gregorio Armeno. Sono stati riscontrati aumenti che variano da un minimo del 10% a un massimo del 25%. Il prezzo dei pastori si aggira dai 25-30 euro ai 70-80 euro. Prezzi che riguardano produzioni industriali, perché per prodotti rari o particolari, fa sapere il Codacons, si arriva a cifre astronomiche.
Una tendenza condivisa con altre città, come Milano e Roma. «L?euro ha portato aumenti a dismisura – avverte il responsabile provinciale del Codacons, avvocato Giuseppe Ursini – e purtroppo l?amministrazione comunale non applica nessun tipo di controllo sui prezzi. Questo, nonostante la scorsa estate il Comune si sia impegnato a istituire un osservatorio sui prezzi. E invece si fa pubblicità per aumentare i consumi». Per i cosumatori, quindi, da parte di Palazzo San Giacomo «solo indifferenza, visto che il Comune ha fatto la sua parte aumentando il prezzo dei grattini».
Alti i prezzi del presepe, dunque, ma neanche il più laico albero di Natale sfugge alla logica del rincaro selvaggio: a partire da 10 euro. E ancora si va dai 16,90 euro per una confezione con otto palline da 5 centimetri l?una ai 10 euro per un ramo di agrifoglio, ai 97 euro per un Babbo Natale semovente con la pila, alto 40 centimetri.
E con prezzi così alti tira aria di crisi nel settore commerciale: si parla di un calo intorno al 20% rispetto all?anno scorso per i regali. Anche un?indagine di Confesercenti conferma che dalle tredicesime ci saranno meno acquisti. I soldi serviranno per mutui e tasse. Si punterà su regali utili e «intelligenti». Ristretta la cerchia dei destinatari. Parenti e amici più intimi. «Una situazione di crisi – dice Maurizio Maddaloni, presidente dell?Ascom – resa ancora più nera dal fenomeno dell?abusivismo che in questo periodo raggiunge picchi assurdi. Si spende meno e una parte va nelle bancarelle». Comune sott?accusa anche da parte della stessa Confesercenti: «Non conosciamo il programma di Natale a Napoli – spiega il presidente Mario De Miranda – l?anno scorso fu stampato un opuscolo, ora neanche quello. C?e aria di crisi, gli acquisti sono diminuiti e non si fa nulla per risollevare il settore».

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