29 Aprile 2018

Il Codacons a Zaia «Sulla Pedemontana i conti non tornano»

l’ accusa: la regione non risponde alle domande della corte la scadenza era il 23 aprile. «rischio di disastro finanziario»
VILLORBA-SPRESIANO«La Corte dei Conti ha inviato alla Regione Veneto un dettagliato rapporto di 290 pagine: chiedeva una risposta a numerose criticità sollevate, dando tempo fino allo scorso 23 aprile per ricevere le risposte, ma le risposte devono ancora arrivare». Codacons Veneto e comitati contrari alla Superstrada Pedemontana Veneta chiedono che il presidente del Veneto Luca Zaia risponda al più presto ai quesiti «oppure spieghi perché non intende ottemperare ai rilievi della Corte dei Conti». E lo fanno a lavori che marciano ormai a spron battuto, con il cantiere della Pedemontana che ormai si è affacciato sul suo tratto finale, tra Villorba e Spresiano, dove è previsto il passaggio della Superstrada in trincea, sotto la statale Pontebbana. «Stiamo assistendo ad un silenzio assordante della Regione Veneto e all’ oscuramento del rischio di un disastro finanziario che si abbatterà nel Veneto pari a due volte il Mose o al crack delle due ex banche popolari venete», dice l’ avvocato Franco Conte, presidente veneto del Codacons, «Il consiglio regionale appare distratto rispetto a un tema così importante: c’ è il rischio che ogni anno a partire dal 2020 sino al 2059 la Regione dovrà riconoscere un canone alla concessionaria per complessivi 12,1 miliardi di euro a fronte di introiti che secondo la Cassa Depositi e Prestiti e la Banca europea degli investimenti sarà poco più della metà di quanto posto a base del piano industriale». Le associazioni hanno dunque chiesto ieri un incontro urgente con i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione. «Questa Pedemontana è “inefficace, inefficiente e anti economica”, come dice la Corte dei Conti», spiega l’ ingegnere vicentino Alberto Baccega, «Ad esempio la velocità massima prevista nel progetto è di 130 chilometri all’ ora, quando da codice della strada non si può andare oltre i 110, visto che la strada è classificata come extraurbana principale: non un particolare da poco, con i 130 orari aumenterebbero le aree da espropriare e i costi dell’ opera. Le stime del traffico e quindi dei pedaggi raccolti sono state sopravvalutate di molto, come testimonia la Bei e la Cassa depositi e prestiti: chi pagherà il mancato guadagno?». Le associazioni lamentano inoltre la scomparsa dal progetto delle opere di viabilità complementare, pari a 68 chilometri. E tra i pericoli intravvedono un futuro “modello Brebemi”, l’ autostrada lombarda troppo costosa e quindi poco utilizzata. «Ad agosto scorso abbiamo fatto ricorso al Tar del Veneto impugnando la delibera regionale che modificava la progettazione», ha spiegato Osvaldo Piccolotto, uno degli espropriati e attivo nei comitati vicentini, «attendiamo ancora l’ udienza». Tracciato, costi, opere complementari necessarie ma non finanziate: sono molti i tempi sul tavolo. E i nodi ancora non risolti.Nicola Brillo.

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