5 Gennaio 2012

Il Codacons a Vendola: «Senza liberalizzazioni denuncia all’ Antitrust»   

Il Codacons a Vendola: «Senza liberalizzazioni denuncia all’ Antitrust» 
 

 
BARI – Consumatori schierati per la liberalizzazione e pronti a denunciare il governatore Vendola all’ Antitrust. Rappresentanti del commercio tradizionale sul piede di guerra contro guerra contro la legge che la dispone. Comuni divisi tra chi, come gli amministratori di Bari, prudentemente preferisce stare a guardare, e chi, come i colleghi, tenta di mediare e rischia di scatenare il caos: fissa un calendario «temporaneo», in attesa della legge regionale, che di fatto vieta agli esercenti tarantini di tenere aperto di domenica dal 15 gennaio, in barba, cioè, a quanto disposto dal decreto legge Monti. Difficile che la grande distribuzione obbedisca al Comune pur potendo contare sul via libera garantito da una legge statale. L’ associazione dei consumatori Codacons è durissima contro la Regione Puglia. Due giorni fa l’ amministrazione Vendola ha annunciato di voler ricorrere alla corte costituzionale contro il decreto legge Salva Italia, che all’ articolo 31, cancella tutte le limitazioni agli orari e ai giorni di chiusura dei negozi. «Un minimo di regole è utile, evita che i grandi divorino i piccoli», spiegava la vicepresidente della Regione e assessora al Commercio, Loredana Capone. «Se Vendola procederà con il ricorso – replica il Codacons – lo denunceremo all’ Antitrust e chiederemo nei suoi confronti una sanzione salatissima in relazione ai danni alla concorrenza prodotti. Opporsi a un provvedimento che i consumatori chiedono da 20 anni è assurdo e dannoso, perché liberalizzare il commercio vuol dire salvare migliaia di negozianti dalla bancarotta, far riprendere l’ economia nazionale e offrire maggiori possibilità ai cittadini. Ed è deplorevole: dimostra che l’ interesse dei consumatori non è mai in cima alle priorità della nostra classe politica». Di segno opposto, come già rilevato, la presa di posizione di Confcommercio Puglia. «Bene fa la Regione ad annunciare il ricorso davanti alla Corte costituzionale – sostiene Matteo Biancofiore, presidente regionale dell’ associazione -. Con la liberalizzazione, il governo rischia di mandare all’ aria anni di lavoro e di intese tra operatori commerciali, sindacati, associazioni dei consumatori e Regione che, come sancito dalla Costituzione, è l’ unica competente in materia di commercio». Se è vero, infatti, che la liberalizzazione modernizzerebbe l’ Italia, «le botteghe tipiche di prodotti locali, sono spesso il cuore pulsante delle nostre città e sicuramente una delle caratteristiche del nostro turismo: un uniforme indirizzo strategico nazionale in materia di commercio, è un pericoloso salto nel vuoto». Tra i due fuochi si trovano i Comuni: a loro e alle Regioni, infatti, la legge rimanda per un recepimento obbligato (entro 90 giorni) della liberalizzazione nel loro ordinamento. La Regione Puglia, però, formalmente attende il chiarimento con i tecnici del ministero, fissato per il 9, sull’ iter da seguire. Sostanzialmente non ha alcuna fretta di recepire una norma che vuole impugnare. E i Comuni si regolano in autonomia: Taranto ieri ha approvato il calendario delle aperture straordinarie, sulla base delle vecchie regole «in attesa che la Regione provveda ad adeguare il proprio ordinamento alle disposizioni del decreto legge del 6 dicembre»: aperti il 6 e l’ 8 gennaio, poi chiusi fino al 4 febbraio. Adriana Logroscino RIPRODUZIONE RISERVATA.

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