7 Marzo 2009

Il Cipe sblocca 17,8 miliardi: fondi per strade, scuole e ferrovie

Via libera del Cipe ai finanziamenti per le grandi opere: quasi 18 miliardi per strade, ferrovie e il ponte sullo Stretto

 ROMA Non solo il ponte sullo Stretto e il Mose, la barriera salva-Venezia, ma anche la ristrutturazione delle scuole e la costruzione di nuove carceri. Il governo spinge sulla leva delle infrastrutture per il rilancio dell’economia italiana, impastoiata dalla recessione. Mette così sul tavolo i 16,6 miliardi già preannunciati, e vi aggiunge anche un altro miliardo e 200 milioni di interventi per ristrutturare le scuole e realizzare nuove carceri. Al fianco delle grandi opere, che possono rappresentare un volano per l’economia soprattutto nel medio termine, arrivano quindi risorse per interventi minori. Ma tutte le opere finanziate sono comunque scelte tra quelle «pronte e cantierabili nel più breve tempo possibile», ha affermato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. FONDO UNICO A dare il via libera al nuovo pacchetto di risorse è stato il Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, che si è riunito a Palazzo Chigi poco prima del Consiglio dei ministri. Il piatto forte è stato il finanziamento delle grandi opere mentre, per i fondi a sostegno delle imprese, le richieste dei ministri hanno portato a una mediazione: la creazione di un fondo da 9 miliardi nella disponibilità della presidenza del Consiglio, che sarà attivato su progetti immediatamente realizzabili presentati dai singoli ministeri. Sul fronte grandi opere, si parte con 1 miliardo e 300 milioni per il ponte sullo Stretto e 800 milioni per il sistema Mose a Venezia. Sono previsti 2.750 milioni di contributo pubblico per l’alta velocità ferroviaria (Milano-Verona, Milano-Genova, Firenze-Bologna) e poco più di 1,5 miliardi per le metropolitane (la linea C di Roma, la metro regionale campana, le reti di Palermo e Catania, le metro di Bari e Cagliari, gli adeguamenti per Parma Brescia e Bologna) e finanziare le reti di trasporto in vista dell’Expo milanese del 2015. Molti anche gli interventi stradali, finanziati con contributi pubblici (2 miliardi) e privati (oltre 8 miliardi), tra cui il traforo del Frejus, la pedemontana Lecco-Bergamo e la Salerno-Reggio Calabria.  La vera novità è però lo stanziamento di 1,2 miliardi, che si aggiunge ai 16,6 di cui si era già parlato, per la sicurezza nelle scuole (1 miliardo, cifra considerata «irrisoria» dal Codacons) e per l’edilizia carceraria (200 milioni). IL PONTE Ma l’intervento più atteso era quello per il collegamento sullo Stretto di Messina. Un’opera imponente, dal costo complessivo di oltre 6 miliardi di euro. Un progetto avviato nel 2002 con il governo Berlusconi e poi bloccato dal governo Prodi. La delibera di ieri del Cipe riapre di fatto l’iter realizzativo, che ora prevede la prima pietra entro metà del 2010. L’obiettivo, giudicato da molti ambizioso, è inaugurare a inizio 2016 il ponte di oltre 3,6 chilometri, il più lungo del mondo a campata unica. Il governo italiano, spiega il commissario Ue ai Trasporti Antonio Tajani, potrà accedere a fondi Ue ma solo «ai programmi annuali che prevedono finanziamenti ridotti. Purtroppo si è persa l’occasione di inserire l’opera per il piano 2007-2013», che avrebbe consentito l’accesso a maggiori risorse. «Un progetto strategico per l’intero Mezzogiorno», ha commentato il presidente del Senato, Renato Schifani. Reazioni positive dai sindaci di Messina e Reggio Calabria. Il ministro Matteoli rassicura chi teme che il ponte finisca per essere una cattedrale nel deserto, senza adeguate vie di comunicazioni: «Sarei il primo a dire no se non ci fossero anche opere collaterali, stradali e ferroviarie, in Calabria e Sicilia». Reazioni contrarie dall’opposizione, con il Pd che sottolinea come «in un tempo di crisi così dura, se ci sono soldi, questi vanno spesi per opere i cui cantieri possono essere aperti già da domattina». Mentre per l’Italia dei valori il governo «vende fumo: i 17,8 miliardi stanziati per le infrastrutture non esistono». Non mancano reazioni anche dal mondo ambientalista: secondo Legambiente e Wwf sono state approvate dal Cipe opere inutili e costose, «che non servono al Paese».

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