16 Dicembre 2007

Il cervellone del Viminale non è riuscito a leggere i nominativi dei cittadini dello Sri Lanka

Maxi coda Il Viminale in tilt

IL PRIMO “click day“ per le assunzioni di lavoratori extracomunitari ha fatto registrare una valanga di richieste spedite via pc. Infatti, ieri alle 17 erano 352.955 le domande giunte “con successo“ al Viminale attraverso la particolare procedura informatica studiata dal ministero per l`invio dei moduli nell`ambito del decreto flussi 2007 (le assunzioni totali fissate dal governo sono 170mila; quelle dai 14 paesi con cui l`Italia ha sottoscritto accordi di collaborazione, e che erano oggetto della giornata di ieri, sono 47100). MA � STATA proprio la procedura a sollevare un coro di forti proteste: da più parti si è denunciato che il sito del dicastero dell`Interno non ha funzionato come avrebbe dovuto; che il sistema per la presentazione delle domande ha favorito i privati a scapito di coloro i quali si sono rivolti a patronati e associazioni; che il cervellone del Viminale non è riuscito a leggere i nominativi dei cittadini dello Sri Lanka (“lo stesso problema era stato riscontrato nel decreto flussi 2006, avrebbero dovuto risolverlo per tempo“ ha lamentato la Cisl di Milano). In questo bailamme il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha affermato che “il decreto flussi è un provvedimento tampone“ per cui “puntiamo all`approvazione della nuova legge alla Camera in gennaio e in primavera al Senato“. Intanto il “click day“ ha causato disappunto, sconcerto e rabbia per una procedura che non ha risparmiato connessioni problematiche e attese frustranti. La prima domanda di assunzione per lavoratori extracomunitari è arrivata “alle 8, un secondo e 134 millesimi“ ha fatto sapere il Viminale. Aggiungendo che poi le connessioni sono state circa 9.600 al minuto (alle 11 erano 161.900, di cui 51.599 inviate da sindacati, associazioni e patronati, pari al 32%, e 110.301 da privati, pari al 68%) e precisando che il sistema ha ricevuto automaticamente le domande spedite, secondo l`orario di invio. Ma ha anche ammesso che “l`invio della domanda on line richiede tempi che possono protrarsi“ perfino più di 60 minuti, ma non si evidenziano “elementi di preoccupazione“. Insomma, segnalazioni di ritardi sono arrivate, ma è bastato aspettare. E in ogni caso “è meglio che fare la fila alla posta tutta la notte“. PATRONATI e associazioni non ci stanno. Il sistema telematico non ha funzionato, ha mostrato una lentezza estenuante e li ha penalizzati. Di conseguenza, le graduatorie così non vanno, devono essere riviste e, soprattutto, serve già a gennaio un nuovo decreto flussi perché quello attuale, con appena 170mila ingressi, non serve come dimostrato dal doppio di domande giunte solo ieri. Il battesimo del nuovo sistema del Viminale, sebbene le aspettative facessero sperare diversamente, non ha eliminato le code né le ansie nella corsa alle quote. Michele Consiglio, responsabile immigrazione delle Acli, ha chiesto al ministero dell`Interno di ridiscutere le graduatorie e ha ipotizzato il ricorso al sorteggio. Inoltre ha chiesto al governo di prevedere il nuovo decreto flussi per il 2008 in quanto “la nuova legge, con il clima che c`è in Parlamento, non sarà mai approvata“. Guglielmo Loy, della Uil, e Alberto Sera, della Ital, hanno annunciato: “Verificheremo se le procedure informatiche corrispondono ai criteri di trasparenza e di pari opportunità che erano la conditio sine qua non per la sottoscrizione del protocollo tra patronati e ministero“. FILIPPO Miraglia, dell`Arci, ha posto la questione del numero delle domanda, già fuori quota, e ha chiesto al governo di convocare un tavolo straordinario perché “la situazione è gravissima“. E Giancarlo Panero, dell`Inas-Cisl, ha domandato al Viminale “una clausola di salvaguardia per le tantissime domande che hanno subìto disagi, certamente non imputabili al nostro impegno e alla nostra volontà“. Il Codacons, infine, ha sollecitato al ministero dell`Interno un`indagine immediata e una proroga dei termini, mentre l`Unione artigiani ha parlato di “inadeguatezza delle quote stabilite dal governo“.

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