24 Novembre 2008

“Il cenone di Natale costerà 20-30 euro in più”

CODACONS ROMA. I rincari del settore alimentare porteranno le famiglie a spendere per il classico cenone di Natale 20 – 30 euro in più rispetto lo scorso anno, per un totale complessivo di 180 – 190 euro a famiglia.  È quanto risulta dall’indagine che come ogni anno, con l’arrivo dei prodotti natalizi nei negozi di tutta Italia, il Codacons ha realizzato una indagine nelle principali città. Dallo studio dell’associazione emerge come i rincari più pesanti si registrino nel settore dell’alimentazione. «Pandoro e panettone, così come gli altri prodotti alimentari classici del Natale, fanno registrare quest’anno sensibili incrementi dei listini, mentre nel settore degli addobbi per la casa si registrano prezzi sostanzialmente stabili o in leggera salita rispetto lo scorso anno.  Stabili anche i prezzi degli alberi di Natale», afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, secondo il quale «ciò è dovuto soprattutto al calo degli acquisti di palline, candele, coccarde, registrato lo scorso anno con le famiglie che tendono sempre più a tirare la cinghia rinunciando ai beni non indispensabili. Una siffatta situazione ha portato i commercianti a contenere gli aumenti in questo settore, per evitare ulteriori cadute dei consumi». «Sensibili cali dei listini si registrano invece per i prodotti hi-tech, per i quali le continue novità introdotte sul mercato consentono una positiva riduzione dei prezzi – spiega Rienzi – mentre rialzi si registrano per giocattoli e prodotti di lusso, irrinunciabili a Natale. In particolare il mercato del lusso e quello dell’hi-tech saranno gli unici a registrare quest’anno un segno positivo sul fronte dei consumi».  Commentando i risultati dell’analisi di Codacons, la Coldiretti afferma che «gli aumenti dei prezzi di pandoro e panettone non trovano giustificazione nell’andamento del grano le cui quotazioni sono praticamente dimezzate rispetto all’inizio dell’anno su valori inferiori a quelli di venti anni fa». La situazione, prosegue l’associazione, «è drammatica: in Italia il grano tenero è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro sotto i 22 euro per quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa (+56% in un anno per i concimi) e mettono a rischio le prossime semine e con esse anche le forniture per la pasta Made in Italy».

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