23 Novembre 2007

Il cenone costerà trenta euro in più

Carovita, il cenone costerà trenta euro in più
Prezzi di pandoro e panettone alle stelle.
Record per lo zampone: 11% di crescita La denuncia del Codacons: “Non è solo colpa della farina.
Siamo di fronte a una speculazione“
Il presidente dei panificatori: “Noi non c`entriamo con la grande distribuzione, ma i costi ci sono“


TRENTO. Il pandoro lievita del 7,1%, il salmone fa un salto del 7,8%, ma è lo zampone a fare il passo più lungo della gamba: 11% di aumento rispetto al 2006. Trentini e altoatesini si mettano pure il cuore in pace: quest`anno il cenone di Natale costerà dai 20 ai 30 euro in più. Lo denuncia il Codacons, che ha condotto un`indagine sui prezzi delle principali città della regione. Secondo i calcoli del coordinamento per la tutela dei consumatori spenderemo 165-175 euro a famiglia. Se non verrà meno l`appetito. Sotto accusa sono soprattutto i farinacei. “Pandoro e panettone – spiega l`associazione – il cui prezzo nel 2006 era diminuito, fanno registrare quest`anno forti incrementi dei listini, sulla scia dell`aumento dei prezzi delle materie prime come la farina“. E infatti, anche se c`è una certa differenza tra gli incrementi dei prodotti di marca e non di marca (vedi tabella), la variazione percentuale per entrambi i dolci simbolo del Natale supera i 5 punti. Un salasso per le tasche dei consumatori. Ma il Codacons rifiuta di accettare i rincari come un fatto automatico. “In realtà per questi prodotti lavorati l`incidenza della materia prima non giustifica in alcun modo aumenti così sostanziosi, che sono frutto di mera speculazione“. Emanuele Bonafini, presidente dei panificatori trentini, risponde che la questione riguarda la grande distribuzione: “Panettone e pandoro sono prodotti che trattiamo marginalmente, in quanto alcuni nostri associati li producono, ma sono produzioni di nicchia che come tali non sono competitive con quelle dei supermercati e qualitativamente superiori. In questo campo siamo sempre stati fuori mercato. Bisognerebbe interpellare le grandi industrie“. Vero che il prezzo del prodotto al dettaglio non aumenta in misura uguale a quello della farina. “Tuttavia – osserva Bonafini – incidono altre voci come combustibili, mano d`opera e rinnovamento impianti. Nel caso del pane, stiamo constatando un calo dei consumi e la ripartizione dei costi fissi è più pesante. Per questo ho sempre invitato a fare la massima attenzione prima di ritoccare i prezzi“. Stefano Sosi, titolare dell`omonima azienda di panificazione, afferma che è raddoppiato il costo della farina ma anche del burro di centrifuga e che questo incide sensibilmente sul prezzo finale del panettone. “Ma non parleri di speculazione. Attuare aumenti ingiustificati sarebbe un boomerang“.

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