16 Maggio 2009

Il Cdm fa felice quel “birichino” di Brunetta

FUNZIONE PUBBLICA Il Cdm fa felice quel «birichino» di Brunetta

 Quel gran «birichino» rivoluzionario di Brunetta ce l’ha fatta. Il consiglio dei ministri ha licenziato ieri il decreto legislativo per la pubblica amministrazione, dopo che il ministro aveva puntato i piedi e minacciato le dimissioni se il decreto non fosse stato presentato in Parlamento entro due giorni. «Ha adottato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati», ha esordito Berlusconi. Con un buffetto sulla guancia del ministro «ribelle», il premier ha concesso la grazia e il testo da lunedì passa all’esame delle Camere. La «rivoluzione Brunetta», così l’hanno definita al consiglio dei ministri, ha inizio. Senza aver ancora consultato sindacati, conferenza Stato-Regioni e consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). C’è tempo. Forse. Tremano i fannulloni di tutt’Italia, perché a sentire il governo d’ora in poi la vera meritocrazia avrà la meglio. A costo di dover «trascurare» dettagli come la contrattazione nazionale e integrativa, ridotta a due comparti e avvicinata a quella del settore privato. Per non parlare dell’amputazione della sezione che dovrebbe regolamentare la class action nei confronti dei prodotti e servizi della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta non si scompone, e difende il suo decreto così com’è. Senza class action. Promette però di affrontare la questione in un secondo momento con un decreto ad hoc, pronto per gennaio 2010 in concomitanza all’altro decreto sulla class action che riguarda anche i privati. Nel frattempo, dicono, serve «un parere al consiglio di Stato e dell’avvocatura».  Lo scorporo di questa norma non è piaciuto al Codacons. «Ci aspettiamo dimissioni immediate del ministro», tuona il presidente Carlo Rienzi. «Brunetta, che si è strenuamente battuto per l’estensione dell’azione collettiva, deve essere coerente. Ora che è stato battuto deve lasciare il proprio incarico». Concorda Linda Lanzillotta (Pd), per cui Brunetta «cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». Pierluigi Bersani (Pd) parla di insulto, Cesare Damiano (Pd) fa notare che il parere della conferenza unificata con le autonomie locali dovrebbe precedere la presentazione del decreto alle Camere, non seguirla. Nel frattempo, in seno al Pdl, Giuliano Cazzola e l’ex ministro della funzione pubblica Franco Frattini esultano per il passo «rivoluzionario». Resta l’«empasse» dell’opposizione dei sindacati. Brunetta rassicura: «Li sentiremo entro luglio, in maniera tale che ci sia ancora un mese per implementare le norme». Mentre la Cgil promette battaglia, per la Cisl fp «l’approvazione va bene, ora il confronto è con il sindacato». Staremo a vedere.

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