31 ottobre 2018

LE LOBBY ALL’ATTACCO DI CHI DIFENDE I CITTADINI

Le grandi lobby si mobilitano contro le associazioni dei consumatori italiane. Nelle ultime settimane, infatti, si stanno moltiplicando gli attacchi attraverso i media alle organizzazioni che rappresentano gli utenti e che costituiscono un pericolo per i poteri forti, specie ora che si sta lavorando per una modifica della legge sulla class action.
Lo denuncia il Codacons, uno dei principali attori nella modifica della normativa sull’azione collettiva, che sta collaborando con il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per inserire il danno punitivo contro le imprese scorrette e porre a carico delle aziende tutti i costi legali sostenuti per l’avvio delle class action in Italia.
Da giorni le associazioni dei consumatori italiane subiscono feroci attacchi attraverso la stampa – spiega il Codacons – Pochi giorni fa era stato Il Sole 24 ore a puntare il dito contro le organizzazioni degli utenti, oggi è il turno de Il Fatto quotidiano che dedica ben due inchieste al mondo dei consumatori, azionando la cosiddetta “macchina del fango” sommergendo i propri lettori di imprecisioni e notizie errate o incomplete (per approfondimenti è possibile leggere l’articolo del Fatto e la replica del Codacons sul sito www.codacons.it ) .
Difficile non vedere un nesso tra questa campagna mediatica negativa e l’attività che le associazioni dei consumatori stanno svolgendo assieme al Governo per modificare la legge sulla class action e renderla davvero efficace e utile ai consumatori. Una attività che, evidentemente, infastidisce le grandi lobby operanti nel nostro paese e che attraverso lo screditamento delle associazioni rappresentative degli utenti mirano ad interrompere l’iter per rendere la class action un potente strumento di difesa dei consumatori.

Di seguito alcuni materiali sul tema:

 

IL CODACONS E L’INTERESSE COMUNE

“L’iniziativa del Codacons risponde a interessi che vanno oltre quelli propri di ogni singolo danneggiato e che non avrebbero potuto essere perseguiti tramite la somma delle singole iniziative” […] “le azioni medesime rispondono ad obiettivi più ampi, in quanto si prestano ad attuare la tutela collettiva dell’interesse comune a un’intera categoria di consumatori” […] “far valere l’interesse generale e comune a un’intera categoria di utenti e consumatori a che venisse accertata l’esistenza dei presupposti per l’esercizio dei diritti risarcitori di serie, allo scopo non di sostituirsi alle iniziative dei singoli, ma di spianare a esse la strada, tramite il superamento degli ostacoli di ogni genere di cui tale strada potrebbe essere disseminata, ove ad agire fosse il singolo”.

Cassazione Civile, sez. III, sentenza n. 17351-11

 

L’ATTIVITÀ CODACONS

Un anno di azioni legali Codacons – Lombardia

Un anno di azioni legali Codacons – Calabria

 

IL CASO MPS – IL FATTO QUOTIDIANO

OGGETTO: richiesta di rettifica

Gentile Direttore,

intanto grazie per aver dedicato oggi una intera pagina del suo quotidiano al CODACONS che, in questo momento, ne ha davvero bisogno, visto che ha dovuto pagare una rottamazione da 300.000 euro per le centinaia di cause avviate a favore dei cittadini grazie all’assurdo balzello del contributo unificato. Cause che hanno portato benefici enormi a tutti gli italiani (basta ricordare il ricorso al TAR che nel 2016 ha fatto risparmiare a tutti i consumatori 800 milioni di euro grazie al blocco degli aumenti delle tariffe elettriche) che peraltro il suo giornale ricorda puntualmente con grande correttezza verso i propri lettori.

Riguardo alla transazione con MPS ieri, parlando col vostro Meletti e nella certezza che, per fare “ascolti”, sarebbe stato “malizioso” nel suo servizio sul tema, gli avevo spiegato le cose ma vedo che, sempre con l’intento di fare scoop, o non ha capito, o ha fatto finta di non capire. Per questo sono costretto a riassumerle ora i fatti nella certezza che vorrà ospitare sul suo quotidiano queste precisazioni con la stessa evidenza dell’articolo di oggi, per evitarci il disagio di una querela non tanto per il contenuto omissivo dell’articolo, quanto per i titoli dello stesso, sicuramente diffamatori e giustificati solo dalla cultura del richiamo scoopistico di specie alquanto deteriore per il buon giornalismo praticato dal suo quotidiano.

Dunque:

  • Meletti – accortosi alquanto in ritardo dello “scandaloso” accordo con Mps – avrebbe voluto sostenere, e lo ha fatto, che esso era paludato di vergogna e segretezza. Gli avevo scritto che poteva trovarlo da mesi sul nostro sito web con tutti i dettagli e che l’accordo prevedeva anche un comunicato stampa congiunto associazione/banca e che esso era stato ampiamente discusso nella associazione e con i 1500 risparmiatori da noi assistiti. Ha omesso di dirlo come avrebbe dovuto;
  • A Meletti avevo spiegato che ci aveva indotto ad accettare – come risarcimento ai cittadini – il finanziamento a sei progetti sociali il fatto che ormai avevamo ampiamente contribuito ad accertare le responsabilità della banca per i bilanci falsi (Meletti ora sarà deluso…avendo detto a me che non “potevamo più dire che i bilanci erano falsi”…) e che è estremamente difficile ottenere un risarcimento per un ente collettivo in sede di processo  per reati contro il patrimonio pubblico se non da parte dei singoli risparmiatori. Meletti ha travisato e omesso di riferirlo;
  • Meletti ha maliziosamente insinuato che così il CODACONS si sarebbe “zittito” verso MPS: gli avevo detto che invece proseguivamo a difendere 1500 risparmiatori nei vari processi e che anzi da poche settimane avevamo ottenuto al Tribunale di Lagonegro l’ammissione come parte civile come CODACONS in un procedimento penale proprio contro Profumo e MPS. Meletti ha omesso di riferirlo per non andare in contraddizione con la sua tesi maliziosa;
  • A Meletti avevo detto che MPS aveva pagato 600.000 euro a Codacons e a me solo ed esclusivamente per le spese sostenute dai due soggetti per difendersi in una causa pesantissima dove ci era stato richiesto un danno da diffamazione per 30 milioni di euro, e dove abbiamo impiegato 10 avvocati, anche esterni e costosi, e numerosi periti che con quella somma sono stati solo in parte compensati del loro prezioso lavoro (e gli avevo detto anche che la causa ci aveva costretto a stipulare una polizza di assicurazione costosissima per evitare che in caso di sconfitta in giudizio ci venissero pignorati i nostri beni personali). Meletti ha omesso di riferire tutto questo per non contraddirsi….Forse Il Fatto Quotidiano non li paga i suoi valenti avvocati quando difendono i giornalisti dai numerosi attacchi per presunte e inesistenti diffamazioni?

Tutto qui: ma quel che più ci spiace è che Meletti, per dare più clamore alla sua scorretta ricostruzione dei fatti, chissà perché non solo ha scritto cifre errate (non ammontano a 1,3 milioni di euro le risorse per i progetti, ma 600.000 euro), ma ha disprezzato non solo il progetto internazionale, diretto dal premio Nobel Luc Montagnier e cofinanziato da Ministero della salute e Inail, che potrà servire – ci auguriamo – a diminuire i morti da infarto nel nostro paese, ma anche il progetto realizzato assieme al Ministero dei Beni Culturali per il restauro delle opere distrutte del terremoto del centro Italia. E – un po’ da “asinello” ….ce la passi la battuta – ha incredibilmente disprezzato (usandolo per irriderci) il fondamentale progetto sul latte d’asina che potrebbe risolvere i problemi di salute di migliaia di nostri bambini afflitti da allergia ai prodotti da latte.

Confermiamo l’invito fatto – da me già ieri durante il colloquio con Meletti – a partecipare alla conferenza stampa la prossima settimana in un asilo nido di Civitavecchia dove potrà capire meglio di cosa si tratta.

E attendiamo di leggere le nostre doverose puntualizzazioni senza dover fare, mi auguro, ricorso alla legge sulla stampa.

Con stima e rispetto i miei saluti

Avv. Carlo Rienzi

Presidente CODACONS

Articolo originario:

Il Fatto Quotidiano,
31/10/2018 pagina 14

Ok il prezzo è giusto. L’ associazione dei consumatori archivia le battaglie contro il Montepaschi dopo che la banca ha versato 1,3 milioni per i suoi “progetti sociali” e 291 mila euro al suo presidente

La guerra a comando di Rienzi: Mps paga e Codacons si zittisce

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ama spararle grosse. Quando il maltempo si è abbattuto sulla Capitale ha fatto la danza della pioggia. Domenica scorsa ha annunciato un esposto alla Procura perché la città si presentava “del tutto impreparata alla pioggia”. Lunedì ha protestato perché le scuole erano chiuse e non pioveva. Poi ha piovuto e il Codacons ha incitato i romani a fare causa al Campidoglio. Abbiamo l’ unica Capitale al mondo che non resiste alla pioggia ma anche il problema del consumerismo all’ italiana: abbaia sempre e non morde mai. In attesa dell’ osso. Esemplare la vicenda del conflitto tra Codacons e Monte dei Paschi di Siena. Rienzi ha per anni lanciato accuse tonitruanti ai vertici di Mps, passati, presenti e futuri, arrivando a chiedere in nome del popolo dei truffati 4 miliardi di euro di danni. L’ osso è arrivato, infine. Il 9 febbraio scorso il consiglio d’ amministrazione della più antica banca del mondo ha deliberato di chiudere il contenzioso con Rienzi nel modo più antico del mondo. Ha mollato al Codacons un milione e 635 mila euro in cambio del quale ha ottenuto l’ impegno a non mordere e neppure abbaiare. Il 18 luglio scorso il Codacons ha rinunciato alla costituzione di parte civile nel processo agli ex Mps Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, in cui anche la banca è imputata, senza spiegare perché e senza neppure darne notizia. “Ai nostri associati abbiamo mandato una lettera, la stampa non l’ abbiamo informata per evitare operazioni maliziose come quella che lei sta facendo”, precisa Rienzi tra il serio e il faceto. Strano, perché il Codacons produce centinaia di comunicati ogni mese. Quel giorno ci ha raccontato anche la drammatica avventura occorsa allo stesso Rienzi, rimasto bloccato dentro un ascensore del Tar di Roma e costretto a una “snervante attesa” durante la quale ha concepito l’ ennesimo esposto penale, stavolta per omissione di soccorso. Nella transazione firmata con il Monte dei Paschi Rienzi si è impegnato a comunicare così il sotterramento dell’ ascia di guerra: “Tenuto conto dell’ impegno assunto da Mps a sostenere i bisogni dei cittadini rappresentati dal Codacons con la realizzazione di progetti sociali di grande rilevanza”. Già, l’ eterno duello tra associazioni e grandi aziende può trovare queste ireniche composizioni, all’ oscuro dei consumatori e a beneficio dei loro paladini. Il Codacons si era accodato alle proteste sul crac del Monte dei Paschi. Nel 2014 la gestione Profumo-Viola aveva fatto causa per diffamazione chiedendo a Rienzi e al suo consulente di allora, Giuseppe Bivona, 30 milioni. Rienzi e Bivona hanno chiesto a loro volta i danni a Mps, mentre il Codacons ha chiesto al Tar l’ annullamento dell’ aumento di capitale da 3 miliardi del 2015 e il risarcimento agli azionisti rovinati. Nel frattempo l’ associazione di Rienzi si era costituita parte civile anche contro l’ ex presidente Giuseppe Mussari. Tutto è stato azzerato tra Codacons e banca, all’ insaputa di Bivona contro il quale il Monte continua l’ azione. Montepaschi, per togliersi la rogna, ha finanziato “sei progetti di interesse civico” promossi dal Codacons. Tra essi spiccano quello per la valorizzazione del latte d’ asina a scopi pediatrici nella provincia di Siena e quello per la prevenzione dell’ infarto del miocardio per mezzo della sottoposizione di un questionario a 500 (cinquecento) persone. Per sostenere i progetti Mps ha versato al Codacons 732 mila euro “da pagarsi entro tre giorni lavorativi dalla conclusione del presente accordo”. Si legge nella transazione: “Il Codacons organizzerà la diffusione pubblica dei progetti, dando visibilità alla cooperazione e alla partecipazione di Mps”. Ci faranno sapere. Ma la banca ha anche riconosciuto per spese legali 612 mila euro al Codacons e 291 mila personalmente a Rienzi. Non male. Chissà quanti degli azionisti di Mps riusciranno a mettersi in tasca 291 mila euro di risarcimento. Forse nessuno. E se qualcuno ci riuscirà non sarà certo grazie al marchio Codacons, che nella transazione si è impegnato a “rinunciare anche a spiegare e a coltivare il proprio intervento in giudizio a sostegno delle cause promosse nei confronti di Mps o di ex esponenti di Mps da investitori in strumenti finanziari emessi da Mps nel tempo fino alla data odierna”. Certo, la trattativa non dev’ essere stata semplice. All’ assemblea degli azionisti del 12 aprile 2017 la banca si disse disponibile a una “ipotesi conciliativa” per la causa da 30 milioni con il Codacons “sul presupposto che fossero abbandonati anche i procedimenti che tale associazione ha promosso (direttamente o indirettamente) contro l’ istituto”. Indovinate come reagì Rienzi? Avete indovinato. Fece un esposto alle Procure di Siena e Milano “per i provvedimenti del caso” su “affermazioni gravissime che costituiscono un autogol” con questa motivazione: “La banca ammette di aver tentato di zittire l’ associazione e portarla a rinunciare alle azioni a tutela degli azionisti attraverso una causa infondata e assurda”. Già, la banca ha tentato di zittire il Codacons e c’ è anche perfettamente riuscita.

 

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