6 Settembre 2001

Il caso Cisapride

ROMA Il caso Lipobay diventa spunto per riflessioni sul disinvolto mercato dei farmaci. E le critiche rimbalzano dagli Usa all?Europa e ritorno. Dopo le cerivastatine, sotto accusa finisce la cisapride, molecola utilizzata per la cura di disturbi gastrici, ritenuta responsabile di almeno un?ottantina di decessi in America, e ritirata dal commercio negli States, ma ancora in circolazione in Europa, sebbene sia in «libertà vigilata». La commissione dei farmaci europea ha stabilito che i prodotti a base di cisapride possano essere prescritti nei paesi dell?Ue solo in ospedale, per indicazioni ristrette e assai limitate e con ricetta unica e non ripetibile. Alla prossima riunione della commissione, prevista per il 17 settembre, si deciderà il suo destino. Da una decina di giorni, intanto, la procura di Torino si sta occupando della molecola.
L`inchiesta, coordinata dal pm Raffaele Guariniello, è nata da una denuncia del CODACONS. La sostanza è accusata di provocare aritmie e altre disfunzioni cardiache. Ma quanti sono i farmaci in questo limbo, bollati come pericolosi dalla «Food&Drug Administration» e ritirati, e invece ancora al vaglio delle autorità sanitarie europee? «Difficile dirlo – risponde il farmacologo Silvio Garattini -, anche perché in America le cose avvengono con maggiore rapidità, mentre la legislazione europea tende a favorire l?industria». In che modo, visto che esiste un?agenzia che si occupa della registrazione dei farmaci che dovrebbe badare soprattutto alla salute pubblica? «Non è un mistero – continua Garattini – che a muovere le fila di questo sistema siano le case farmaceutiche. E due sono le proposte che stanno per passare a livello europeo e che dovrebbero preoccuparci non poco: in primo luogo, si vuole dimezzare il tempo per la registrazione di nuovi farmaci. Se si considera che già adesso l?industria può prendere tutto il tempo che vuole per rispondere alle obiezioni dei farmacologi, mentre noi dobbiamo valutare i loro prodotti in tempi ristrettissimi, si può capire dove si stia andando. La seconda: si propone di consentire la pubblicità dei farmaci direttamente al pubblico. Un disastro. L?informazione dovrebbe essere fatta dalle istituzioni, non dalle aziende». Garattini, infine, chiede trasparenza. «Tutti i dossier che riguardano un farmaco, una volta che sia stato approvato, dovrebbero essere pubblici. Invece, a tutt?oggi non è così».

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