27 Settembre 2008

Il Carspac1 sceglie il confronto e la trattativa

"Dialogo con LegaCoop. Chi vorrà potrà costituirsi parte civile singolarmente"

"Ho 74 anni, posso sperare di vedere la fine del processo del crac Costruttori prima di morire?": Giuseppe Marconi intuisce già la risposta, ma vuol sentirsi dire ugualmente che il processo per la bancarotta sarà lungo, imprevedibile e non scontato. Guarda al futuro Marconi, ma torna al passato mettendo in fila gli errori del Carspac: "Tutti noi, 4 anni fa non abbiamo fatto azioni contro la LegaCoop perchè abbiamo avuto paura e la politica ha appoggiato questa nostra paura". Marconi è uno dei tanti soci presenti alla sala Giardino di Argenta, oltre un centinaio, riuniti nell’ennesima assemblea del Carspac, a chiedersi cosa fare per il futuro dopo la chiusura delle indagini, ad arrovellarsi sul perché qualcosa non si è fatto prima. Valerio Cellini, portavoce Carspac1, lo dice in modo netto quale sarà il futuro del Comitato: "Da varie parti arrivano sollecitazioni ad unire di nuovo Carspac 1 a Carspac 2: è un obiettivo su cui riflettere, da non scansare, ma oggi non è attuabile. Noi siamo per il dialogo, la trattativa, il confronto. Quelli che hanno seguito il carro del Codacons hanno deciso di far pressione con le vie legali per andare a trattative con LegaCoop. Noi rispettiamo la loro strategia, ma noi andiamo per la nostra via". La via della trattativa con LegaCoop per ottenere il massimo del rientro in soldi, ma non attraverso vie giudiziarie con la costituzione di parte civile al processo penale, ad esempio. Su questo aspetto l’assemblea ha mostrato tante idee, ma poca concretezza. Tante parole, ma altrettanto confusione. Chi ha le idee chiare è Gloriana Passerella che lo dice quasi con rassegnazione, perché tanti soci sono ormai vecchi e non possono aspettare: "Non abbiamo fiducia nei tempi della giustizia, perché anziani, e poi anche la nostra rabbia e vendetta si sono affievolite. Non ho niente contro il Carsapc2-Codacons, o chi vuole costituirsi parte civile, chi vuol farlo fa bene. Ma sono due obiettivi diversi, il nostro e il loro, e chi lo vorrà potrà comunque costituirsi parte civile, individualmente". Ma un conto è farlo da soli, un altro in tanti: 10, 100 o 1000 soci. La pressione su giudici e Lega sarebbe diversa. Gabriella Azzalli, consigliera di Argenta Rinnovamento, ma qui in veste di avvocato di numerose vittime, lancia una proposta: "Se si riuscisse ad unire Carspac1 e Carspac2 si potrebbe andare a trattativa con la Lega Coop, oggi che viene chiamata in causa penalmente con suoi 3 dirigenti (Checcoli, Buzzi e Carpanelli) e poi fare pressione e aprire una trattativa". Insomma, decidere se costituirsi contro la Lega chiedendone la responsabilità civile, per vie giudiziarie, oppure patteggiare sui rientri, mercanteggiando, come si fa in tutte le transazioni extragiudiziali: io ti evito il processo, tu mi dai i soldi che chiedo. Ma per unirsi, bisogna esser tutti d’accordo. Franco Bigoni del Carspac2 è possibilista: "Unire i due Carspac può essere un’idea, se tutti i soci si costituissero si potrebbe andare a contrattare seriamente con la Lega, che deve smetterla con le minacce, deve smettere di dare quello che vuole e solo sulla base di scadenze politiche o ricattatorie". Giuseppe Guerra, del coordinamento del Carspac1, mette in guardia tutti: "Abbiamo avuto fiducia nella Lega perché in altri crac è stato assicurato il rimborso totale. Siamo vittime e con la Lega abbiamo contrattato, ma costituirsi contro la Lega significa anche potere non avere più nulla: a Perugia in una situazione analoga alla nostra lo hanno fatto e non hanno più avuto il becco di un quattrino". Nerina Baldi, anche lei del Carspac1, è meno perentoria sulla non costituzione: "Noi cerchiamo non solo la restituzione ma siamo desiderosi di giustizia, dobbiamo avere elasticità mentale, guidare la nostra rabbia". A guidare tutti però sembra essere il disorientamento. Lo percepisce Ivan Bellabarba di Traghetto: "Ci sono molte persone che non sanno cosa fare, perché vedono troppa disorganizzazione". E in tribunale, così, non si vince.

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