Il caro-energia non riscalda l`inflazione
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fonte:
- Il Mattino
L`inflazione tendenziale resta al palo, nonostante i prezzi dell`energia fanno registrare aumenti record. A marzo secondo le stime provvisorie delle città campione pubblicate ieri dall`Istat il costo della vita è rimasto fermo all`2,1%, lo stesso valore calcolato a febbraio, più basso di un decimale rispetto alla media dell`Unione europea. Se l`indice armonizzato segna comunque sul mese un più 1,1%, in un anno carburanti, gas e benzina hanno invece fatto un balzo impressionante: il gasolio è cresciuto del 10,8%, la verde è salita del 7,8%, mentre il metano bruciato nelle abitazioni è schizzato in alto di 11 punti percentuali. In sostanza, al netto delle spese energetiche, il carovita avrebbe avuto una crescita media dell`1,7%: non stupisce, dunque, la cautela della Bce e gli allarmi lanciati da Bruxelles e Fmi rispetto ai rischi inflazionistici provocati dal caro-petrolio, in Italia e in Europa. Contemporaneamente l`istituto di statistica ha rivelato che a febbraio le retribuzioni hanno viaggiato a un ritmo maggiore rispetto all`inflazione: le buste paga sono cresciute del 2,6%. A beneficiarne, superando la media di Trilussa, soprattutto comparti del settore pubblico. Così, se alcuni osservatori sottolineano come il dato “non è da considerarsi positivo“, in quanto al rialzo degli stipendi non è corrisposto un adeguato rapporto con i livelli produttivi, è importante sottolineare che i portafogli di impiegati e statali sono quelli che – statistiche Bankitalia alla mano – hanno perso nell`ultimo lustro smalto e potere d`acquisto, a favore di autonomi, professionisti e Partite Iva. I sindacati comunque restano insoddisfatti, e invitano a guardare, più che alle tabelle, ai contratti ancora da firmare. “In Italia – ha detto il futuro segretario della Cisl Raffaele Bonanni – gli accordi di lavoro non si rinnovano nei tempi dovuti“, mentre Marigia Maulucci ha evidenziato che sostanzialmente i numeri dell`Istat descrivono “stipendi rimasti al palo“. Tornando all`andamento dei prezzi, alimentari e abbigliamento sono i settori più freddi, con rialzi leggeri intorno all`1%, mentre i prodotti legati alla comunicazione sono finiti addirittura in negativo (-3%). In particolare la psicosi da aviaria ha travolto le vendite di pollame (-7,3%), mentre il peso del “pacchetto casa“ è salito del 6%. In crescita stagionale anche alcolici, tabacchi, trasporti e istruzione. Come da copione, però, i numeri snocciolati dagli esperti di via Balbo non convincono le associazioni dei consumatori. “Dati difficili da credere“, punta il dito l`Adiconsum, mentre il Codacons chiede, caustico, “una riforma dell`Istat e una revisione del paniere“. Numeri – aggiunge l`Adoc – distanti dalla “dura realtà delle famiglie“. Al contrario, i commercianti esprimono soddisfazione per la capacità delle imprese di contenere i prezzi, nonostante “il permanere di elementi di tensione nel comparto energetico: la dinamica dei prezzi al consumo è sostanzialmente sotto controllo, in linea con gli altri paesi della Ue“. Per aprile, le previsioni dell`Isae sono in chiaroscuro: l`inflazione potrebbe tornare a mordere in modo contenuto, visto che l`indice “incorporerà gli aumenti legati ai consueti adeguamenti trimestrali per le tariffe energetiche“.
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