Il carociliegia salva l’ Italia dalla deflazione (costano anche 11 euro al chilo)
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fonte:
- Ilgarantista.it
Per lo stesso obiettivo Mario Draghi spende 60 miliardi al mese per comprare titoli di Stato di Paesi ricchi e poveri. Ma se l’ Italia è uscita dalla deflazione lo si deve a un’ altra forma di speculazione più legata all’ economia reale: alle quotazioni stratosferiche che le ciliegie – finanche 11 euro al chilo – hanno raggiunto nel mese di maggio nelle principali città. Ieri l’ Istat ha comunicato che alla fine del mese scorso l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’ intera collettivit è aumentato dello 0,1 per cento sia a livello mensile si a livello annuale. Il dato però non soddisfa le aspettative degli economisti, che infatti avevano ipotizzato un aumento dello 0,2 per cento. Ma il risultato non si è raggiunto per la debolezza dell’ economia, con la ripresa – come dimostra il calo della produzione industriale – sempre più debole. Carlo Rienzi, leader del Codacons, ieri commentava: «L’ uscita dalla deflazione è un fattore positivo per l’ economia del paese, ma i numeri sono ancora deboli. Sul fronte dei prezzi la ripresa ancora non decolla, a dimostrazione che servono misure in grado di sostenere i consumi in questo momento delicatissimo in cui l’ economia tenta di rialzare la testa e uscire dal pantano della crisi». Stando ai calcoli dell’ Istat l’ indice dei prezzi paga soprattutto «la flessione su base annua dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-7,2 per cento, da -8,7 per cento di aprile)». Diversa tendenza invece sul versante dei servizi: crescono i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,8 per cento mensile), quelli dei prodotti petroliferi (+1,8 per cento) o quelli destinati ai servizi ricreativi (+5 per cento). Ma è dal carrello della spesa che arriva il segnale più forte. Al riguardo la Coldiretti ha fatto notare: «All’ uscita dalla deflazione ha contribuito il balzo del 11 per cento dei prezzi dei vegetali freschi rispetto allo scorso anno che insieme all’ aumento delle quotazioni della frutta del 3,2 per cento fa aumentare il carrello della spesa». La storica associazione degli agricoltori chiede un premio al settore, garantendo una maggiore remunerazione per attutire i costi della distribuzione. Anche perché «dopo sei anni consecutivi di riduzione, i consumi alimentari sono tornati ad aumentare nel 2015 con effetti positivi sui prezzi. Un cambiamento che deve trasferirsi alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti che in molti casi come nel latte e al di sotto dei costi di produzione. La spesa alimentare conclude la Coldiretti – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’ abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi». Intanto l’ inflazione acquisita per il 2015 è pari a +0,1 per cento. Anche se Mario Draghi fa sapere che il caro prezzi «nell’ area euro rimarrà debole nei prossimi mesi. Ma ripartirà verso la fine dell’ anno per poi tornare vicina, ma sotto il 2% per cento». Dall’ Eurotower hanno comunicato nei mesi scorsi che l’ inflazione dovrebbe attestarsi all’ 1,5 per cento nel 2016 e all’ 1,8 nel 2017».
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