Il caro vita a febbraio non si muove
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fonte:
- Il Mattino
Al chiodo. Il caro vita a febbraio non si muove. Il termometro segna un l’1,6%. Proprio come a gennaio. L’indice armonizzato europeo, invece è salito dall’1,4% di gennaio all’1,5%, con un andamento al rialzo comune anche a livello Ue, dove l’inflazione è cresciuta in media dell’1,2% dall’1,1% del mese scorso. Sulle montagne russe i settori principali imputati delle impennate e delle gelate degli ultimi mesi. Vale a dire benzina e pasta. Sì perché secondo l’Istat, i carburanti si sono mossi in controtendenza rispetto agli ultimi mesi, tornando a registrare rincari su base mensile che non si vedevano da un bel po’. E così il carburante è aumentato rispetto a gennaio del 2,5%. Un ritocco che ha frenato la discesa tendenziale, passata dal -18,1% di gennaio al -15,6% del mese scorso. Stesso trend per il gasolio: a fronte di un aumento dell’1% a febbraio rispetto a gennaio, su base annua la diminuzione dei prezzi è passata dal -17,6% di gennaio al -15,6% di febbraio. Si è mossa invece in modo inverso la pasta: il prezzo è diminuito, rispetto a gennaio, dell’1,8%, mentre l’aumento tendenziale si è drasticamente ridimensionato, passando dal 25,4% di gennaio al 16,5% di febbraio. Anche per il pane, l’aumento congiunturale è stato dello 0,2%, mentre su base annua il tasso di incremento dei prezzi è rallentato dal 2,7% di gennaio al 2,3%. Ma le frenate di pasta e pane non bastano al Codacons che le giudica «ridicole» ed evidenzia come la discesa del tasso di inflazione registrata a gennaio si sia già fermata. Scettiche anche Adusbef e Federconsumatori: le associazioni calcolano infatti che se l’inflazione si attestasse nel 2009 all’1,6%, il potere di acquisto delle famiglie subirebbe una diminuzione di 480 euro. Anche per la Confcommercio, esaurite le tensioni sugli alimentari, «è prevedibile che nei prossimi mesi, a meno di brusche e improbabili inversioni di tendenza sui prezzi delle materie prime energetiche o di interventi sui prezzi dei beni e dei servizi sottoposti a diverse forme di controllo pubblico, la tendenza al rientro dell’inflazione possa proseguire liberando, in parte, risorse a sostegno della domanda interna e del clima di fiducia delle famiglie». Il rallentamento preoccupa però la Confesercenti che lo giudica «bifronte»: la frenata dei prezzi sarebbe infatti confortante «se non preavvertisse il rischio deflazione». Per l’organizzazione presieduta da Marco Venturi «se l’inflazione frena, la crisi accelera come segnala lo scivolone del Pil nel 2008, peggior dato dal 1975. È essenziale allora che il governo non abbassi la guardia. C’è in gioco il destino di migliaia di piccole imprese a rischio chiusura o costrette a fare i conti con difficoltà sempre più angoscianti per i titolari come per i dipendenti. Finora – conclude la Confesercenti – le misure in campo hanno trascurato due problemi che sono invece centrali: la ripresa dei consumi e il sostegno alle microaziende. Ed è su questo versante che chiediamo al governo di dare risposte concrete in tempi rapidi». Infine, la previsione dell’Isae. L’inflazione scenderà ulteriormente nei prossimi mesi, portandosi «sotto l’1% prima dell’estate». La stima invece parla di una ripresa della dinamica inflattiva a partire dall’autunno. «Nel quadro dell’ipotesi di una moderata ripresa dei costi petroliferi che si concretizzerà solo nella seconda metà dell’anno, – sottolinea l’istituto – gli analisti stimano un carovita appena inferiore all’1% nella media del 2009. Il rientro della dinamica tendenziale risulterebbe particolarmente intenso tra la primavera e l’estate, sia per un vantaggioso confronto statistico, sia per l’estrema debolezza della domanda di consumo».
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