19 Aprile 2006

Il caro petrolio minaccia la ripresa economica

Il caro petrolio minaccia la ripresa economica

Le tensioni per Iran e Nigeria spingono il greggio verso nuovi record: superati ieri i 72 dollari



CRISI Il prezzo del petrolio segna nuovi record. Le cause vanno ricercate tanto in Iran quanto in Nigeria passando per le speculazioni internazionali. Gli effetti preoccupano sia a livello macro, per i contraccolpi sulla crescita economica mondiale, che su quello micro, la borsa della spesa delle famiglie costrette a fronteggiare una nuova stangata sul gas e sull`elettricità. La cronaca di questa rincorsa del prezzo del greggio inizia di buon ora con i primi rincari registrati alla borsa di Singapore. Dopo qualche ora il rimbalzo sulle borse europee, da Parigi a Francoforte le riaperture sono deboli, troppo forti i timori per il petrolio che il giorno prima era balzato oltre i 70 dollari al barile. Poi Londra, con il record dei record per il Brent a 72,4 dollari al barile. Ma è a fine giornata a New York che il light crude raggiunge un traguardo assolutamente inedito: 71 dollari, sulla scia delle tensioni per il programma nucleare iraniano. In caso di conflitto, l`Iran potrebbe azzerare le forniture all`occidente. Le conseguenze. I prezzi troppo alti potrebbero creare rischi per la crescita economica. Ad affermarlo è l`Opec secondo cui l`economia statunitense “dovrebbe rallentare alla fine del 2006, e l`economia mondiale dipenderà sempre più dalla domanda asiatica ed europea“. Forte consapevolezza quella dell`associazione dei paesi esportatori di petrolio, c`è però un paradosso: è la stessa Opec a prevedere tagli ai consumi e questo indirettamente potrebbe mantenere alto il prezzo dell`oro nero. La Commissione europea “segue con attenzione, molto da vicino“ l`impennata dei prezzi, ma per il momento Bruxelles non ritiene comunque di dover rivedere al ribasso le sue previsioni di crescita per l`Unione. Una mancata crescita economica sarebbe una iattura per il nostro paese e, a parere della Cgil, l`aumento del prezzo del petrolio mentre “non comporterà particolari impennate dell`inflazione, avrà riflessi proprio sulla crescita“. È il responsabile economico Beniamino Lapadula ad esprimere la preoccupazione del sindacato per il quale “il rischio è di registrare anche per l`anno in corso una crescita bassa, intorno allo 0,6-0,8%“. Di “inevitabili ripercussioni“ parla Nicola Rossi, economista e parlamentare Ds, “è una cosa in più di cui tenere conto quando si andranno a definire le strategie di politica economica della prossima legislatura“. Le imprese sono in allarme. Confartigianato chiede “riforme strutturali“ lamentando che tra febbraio 2004 e febbraio 2006 ci sia stata un`impennata dei costi dell`energia per le imprese pari al 35,3%. Un grido di dolore viene dai consumatori, le associazioni prevedono “stangate“ per le famiglie: sarà tra i 100 e i 180 euro all`anno, è la stima di Federconsumatori che sottolinea la necessità di un “serio e concreto piano energetico“, altrimenti “senza tenere conto di quanto potrà aumentare il costo del riscaldamento a partire da settembre 2006 (l`ipotesi è di 160 euro) i cittadini avranno ricadute sulla spesa di 96 euro per il carburante all`anno e, in maniera indiretta, di 84 euro sui beni di largo consumo. Si devono poi aggiungere 60 euro annui per le bollette di luce e gas e 40 euro per ulteriori aumenti a partire dal prossimo trimestre“. I consumatori vengono “massacrati“. Il governo Berlusconi invece “si è arricchito“, è la denuncia del Codacons. “Nel 2005 ha registrato un incasso record pari a 36,1 miliardi di euro, 24,5 miliardi di accisa e 11,6 di Iva“. Ora si riducano le accise sulla benzina “di almeno 20 centesimi“.

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